Hop hop cavallo, hop hop

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unknownCe lo avevano promesso che sarebbero tornati dalle vacanze ancora più carichi. E rieccoli, a settembre, con la loro prima intervista post-rientro. Dopo la pausa estiva la redazione di Scaccomatto non ha perso tempo e si è subito messa al lavoro con un’intervista al grande Mino, “una grande persona” che da diversi anni si occupa di rieducazione equestre al CER Onlus di Monza.

Introduzione a una grande persona. (Agosto 2016) Sì, perché esiste tanta gente, e invece le persone sono una caccia al tesoro, si contano sulle dita di una mano. Da quando frequento il Centro Diurno Stellapolare, invece, ho dovuto utilizzare mani e piedi per contarle, e non mi sono bastati.

Mino, un gran “Personaggio” con la P maiuscola. L’ho contattato per organizzare un’intervista con la redazione Scaccomatto; lui era in vacanza, sua figlia intenta a fare il bagno (che invidia!) nel meraviglioso mare. Mi ha subito richiamata e la mia pelle d’oca aumentava a dismisura, senza controllo.

La sua frase: “Sentirti finalmente dopo tanto tempo ha reso la mia giornata migliore”, mi ha dato ulteriore conferma della grande PERSONA che è, per la sua sensibilità, la sua dedizione ad aiutare chi è in difficoltà mediante l’attività di riabilitazione equestre (comunemente definita “ippoterapia”) e, perché no, anche tramite le sue preziose parole e consigli.

Non anticipo nient’altro su Mino, per non rovinare la sorpresa dell’intervista, essendo lui un individuo imprevedibile e caleidoscopico. Non vedo l’ora di riabbracciarlo.

Monica

Cavalli curiosi. Le prime esperienze di Mino nell’equitazione sono state sui muli, quando da piccolo abitava a Taranto. Poi a 14 anni, a Milano, si è iscritto al Centro Ippico Lombardo, una delle più importanti scuole equestri in Italia. Avrei voluto chiedergli se avesse riscontrato grandi differenze a livello relazionale tra il rapporto col mulo e quello col cavallo, ma il conteso in cui si è svolta l’intervista non era il più adatto a lunghe divagazioni.

Le prime cadute sono tra i suoi ricordi più vividi. In particolare, la prima volta che tentò di montare in sella, lo “scudiero” gli diede una spinta troppo forte, lanciandolo direttamente oltre il cavallo. Al secondo tentativo la spinta fu meno potente, ma il cavallo cercò di adeguarsi a quella precedente, allontanandosi, e provocando quindi una nuova caduta.

L’episodio mi sembra indicativo della tendenza di questi animali a empatizzare coi compagni umani, anche appena conosciuti, sebbene manifestino i sentimenti in modo poco vistoso rispetto per esempio ai cani.

Mino ha cavalcato anche a livello agonistico, ma non professionistico, essendo contrario a certe pratiche di quell’ambiente. A suo dire vengono sottoposti a sforzi e stress eccessivi, puntando a massimizzare le prestazioni a scapito della salute dell’animale.

Esistono poi anche delle gare con ostacoli fissi, cioè che non cadono all’eventuale contatto col cavallo: di conseguenza a cadere è il cavallo, con i devastanti risultati che si possono immaginare. Anche qui avrei voluto approfondire il tema, chiedendo a Mino se ritenesse opportune delle modifiche legislative. Gli avrei anche chiesto cosa pensasse del doping nell’equitazione, poiché lo ritengo presente in tutti gli sport a livello professionistico.

E magari anche se avesse mai mangiato carne di cavallo, e altre oziose curiosità del genere.

Andrea

French mountain. Mino ha voluto sottolineare che lui non si occupa di ippoterapia, non essendo un medico, ma piuttosto la sua attività la definisce come rieducazione equestre; inoltre ha voluto precisare che lavorare coi cavalli è una pet therapy a tutto tondo, perché l’interazione con un cavallo è differente dall’interazione che si può avere con cani e gatti. Cavalcare produce un senso di ritorno nel grembo materno, sentendo il cuore e il respiro dell’animale. Quando si interagisce con lui si traggono diversi benefici, tra cui senso di onnipotenza, rilassamento e tranquillità. L’attività equestre è particolarmente indicata per chi soffre di problemi legati all’equilibrio e vertigini.

I cavalli utilizzati allo scopo sopracitato sono cavalli abbastanza massicci, dal collo grosso, schiena larga e passo morbido, e si chiamano “french mountain”. Spesso questi ultimi, poiché molto costosi, sono sostituiti da normali cavalli di stazza. La rieducazione equestre produce soddisfazione sia negli istruttori interessati sia nelle persone che la praticano. Mino con estremo orgoglio ci ha raccontato il percorso seguito da un’allieva che aveva problemi di equilibrio nell’andare in bicicletta, e ora grazie al suo intervento è in grado di pedalare senza sbandare.

Gianluca e Mariaelena

Op op cavallo! Il cavallo è un animale dal quale si possono trarre molteplici effetti benefici perché il suo rapporto con l’uomo va oltre alla semplice carezza o al suo nutrimento. Il motivo va ricercato nel fatto che lo si monta.

L’interazione tra l’uomo e il cavallo è diversa da quella che si può avere con il gatto o il cane. Questo è quanto ci ha riferito Mino, un esperto fantino che ha frequentato scuole prestigiose in merito e che pratica anche la cosiddetta rieducazione equestre.

Ogni cavallo ha il proprio carattere e di conseguenza il fantino deve comportarsi in modo differente. “Chi monta un cavallo“ – dice Mino – “prova una sensazione straordinaria: sembra di tornare nel grembo materno. In quel momento lo si sente respirare, si sente il cuore battere“.

Lui ascolta i comandi del fantino e come una persona se non gli vai a genio si ribella. La rieducazione equestre, di cui Mino e la sua collega Francesca si occupano, consiste nel far cavalcare persone che hanno problemi di equilibrio e che vogliono rilassarsi un po’. Il fantino dunque, se è in perfetta sintonia col proprio cavallo, può quindi trarre molteplici benefici anche psicologici e per questo l’equitazione potrebbe essere considerata anche come uno sport per la mente.

Mariaelena

Il cavallo come medicina. La rieducazione equestre è una terapia basata sui cavalli che unisce la passione per questi animali ai benefici sia psicologici e sensoriali che portano. Noi della redazione di Scaccomatto abbiamo visitato un maneggio gestito dall’associazione C.E.R Onlus per un’intervista a Mino, l’istruttore che si occupa appunto della rieducazione equestre, con altri collaboratori e l’istruttrice Francesca. Si avvalgono anche della collaborazione di alcuni volontari.

Mino non è un medico né un ippoterapeuta, tende a precisare. Si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande anche se doveva seguire i ragazzi. Ci ha detto che cavalcare è un esercizio indicato per chi ha poco equilibrio perché il corpo è distribuito su piani sagittali. Il piano sagittale divide il corpo in due parti, destro e sinistro. Questa pratica ha poche controindicazioni ma deve essere correlata da visite e esami clinici specifici come, ad esempio, l’ECG. Mino ci ha raccontato un po’ la sua esperienza di vita da quando ha cominciato a praticare l’equitazione (all’età di 14 anni) fino a quando è diventato istruttore.

Cristina

La redazione di Scaccomatto durante l'intervista a Mino
La redazione di Scaccomatto durante l’intervista a Mino

 

Conferma di una grande persona. Mino è un istruttore di rieducazione equestre (comunemente conosciuta col nome “Ippoterapia”) del C.E.R di Monza Onlus. Il centro ippico è situato a Santa Maria delle Selve, nel grande polmone verde del Parco di Monza, dove sorge Villa Mirabello, risalente alla metà del 17esimo secolo e appartenuta alla famiglia Durini.

La redazione Scaccomatto ha deciso di intervistarlo per approfondire la sua storia personale: il passaggio dalla semplice passione, al volontariato, all’attività agonistica e infine alla professione di rieducatore equestre. Il 5 settembre ci siamo recati dunque al maneggio, per scoprire gli arcani segreti di questo”personaggio” sensibile, appassionato, poliedrico e caleidoscopico.

Mino, con la spontanea ironia che gli appartiene e lo caratterizza fortemente, ci accoglie calorosamente con la frase: “Devo tornare un bel po’ indietro nel tempo…”.

Ha iniziato cavalcando i muli della zia a Taranto quand’era ancora un ragazzino, studiava e dava una mano nel pastiificio di famiglia. All’età di 14 anni si trasferisce a Milano per frequentare il corso di equitazione presso il “Centro Ippico Lombrdo”, all’epoca il più prestigioso d’italia. Sempre con grande ironia, Mino ci racconta le prime emozioni vissute, attraverso due aneddoti. In quei tempi, lo sport di equitazione era una disciplina alquanto “snob”: osservava la regola che imponeva allo scudiero di mettere in sella il cavaliere (era severamente proibito montare il cavallo autonomamente). Al primo tentativo lo scudiero, con una spinta troppo energica, ha fatto cadere il povero ragazzino al di là del cavallo. La seconda volta l’animale stesso, memore dell’esperienza precedente, si è spostato, facendolo cadere per la seconda volta consecutiva. Anzichè rimanere traumatizzato, la passione di Mino è troppo forte, ed egli persevera per raggiungere l’obiettivo, iniziando a montare i così detti “cavalli in avanti”, come Puledri e Dome, ossia esemplari molto attivi e irrequieti, difficili da tenere a bada. Pertanto, quando il suo istruttore gli assegna una cavalla “all’indietro”, vale a dire pigra, di nome Omaca, Mino si trova in grande difficoltà, e sogna di indossare degli speroni per spronarla a partire senza distruggersi le gambe.

Ed ecco un altro aneddoto, l’istruttore che chiede: ”Mino, sei paralitico? Monterai questa cavalla fino a farla saltare, se vuoi diventare un vero cavaliere”.

Egli ama tutti gli animali, ma con i cavalli riesce a instaurare un rapporto particolare, in quanto non solo bisognosi di cure, ma da montare e addestrare. “Il cavallo diviene infatti mediatore, facilitatore, fattore di sinergie e di crescita, mezzo di relazione. Con il cavallo si raggiunge l’integrità psico fisica globale necessaria ad ogni individuo per essere riconosciuto come tale” (vedi il sito C.E.R Monza Onlus)

Mino instaura con ogni cavallo un rapporto speciale, e ci parla degli esemplari utilizzati in rieducazione equestre: Querida, una simpatica “monella” spagnola che cerca sempre il contatto fisico con le persone attraverso la bocca, rischiando di dare una bella morsicata, sebbene affettuosa. Tra Mino e Querida nasce un rapporto di “amore e odio”, nel senso che si “picchiano”, litigano, eppure si adorano, tanto che la cavalla lo chiama e lo cerca costantemente. E poi c’è Baron, un Lapizzano “ciccioso” e simpatico, che è stato addestrato dallo stesso Mino, il quale, in due anni, è riuscito a fargli superare paure, barriere e difese.

Iniziamo a incalzare Mino rispetto alla sua carriera agonistica. Ci spiega che per poter partecipare a gare e concorsi, oltre alle visite mediche, bisogna conseguire una serie di patenti a vari livelli, per poi accedere al corso di istruttore, da lui frequentato per 6 mesi a Roma. E così diviene agonista, ma non ne fa una carriera, in quanto contrario all’agonismo stesso, poiché comporta stress all’animale e lo espone a pericoli (esempio il cosiddetto “salto ad ostacoli fissi”).

Decide quindi di diventare educatore equestre, frequentando un corso specifico, in quanto questo mestiere così delicato implica di pensare al cavallo non solo a livello sportivo, ma anche dal punto di vista del benessere psicologico e al rapporto reciproco che automaticamente si instaura tra cavallo e cavaliere. Questo corso speciale nasce a Binasco, per poi spostarsi a Milano, dando a Mino la possibilità di frequentarlo. Ed ecco che, insofferente per il suo lavoro entro le quattro mura, lascia il pastificio della madre per intraprendere la nuova professione.

Mino, insieme alla collega Francesca, attualmente addestra personalmente i cavalli dedicati a questa attività. Lo può fare anche da seduto, senza montare l’esemplare. Effettivamente non è mai stato visto in sella a un cavallo, per una regola che lui stesso si è imposto: non divenire un esempio per gli utenti dell’attività, perché l’istruttore, in quanto essere umano, può cadere, perdere il controllo dell’animale, sbagliare…insomma dare un cattivo esempio. E qui risalta anche l’estrema umiltà della persona.

In conclusione, prima di passare alla parte dell’intervista incentrata sulla riabilitazione equestre, vediamo affiorare nuovamente la passione di Mino per il suo mestiere, e la capacità/volontà di trasmetterla alle persone, invitandoci ad un ulteriore incontro in maneggio per cavalcare personalmente e provarne l’emozione.

Come da premessa, è veramente una grande Persona.

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