I racconti del melograno: Dentina

di Francesco Troiano

Entro con il mio cane in un giardino pubblico della cintura nord di Milano. È un’area verde non molto grande, piena di alberi centenari, popolata di bambini, mamme con le carrozzine e con le panchine, quelle comode, degli anni settanta. Superata la soglia di uno dei cancelli laterali del giardino, noto immediatamente una giovane accovacciata ai piedi di un albero che sta porgendo del cibo a uno scoiattolo. Sorpreso e incuriosito, approfitto di una panchina nelle vicinanze per sedermi a osservare.

Lo scoiattolo è grigio, la sua coda è bellissima, ed è un folletto di città che acchiappa con le sue zampine morbide e impazienti le nocciole della sua mamma umana.

“Buongiorno. Mi permetto dirle che sto assistendo a una scena che a Milano, in sessant’anni, non mi è mai capitato di vedere”.
“Ahah, si è vero, non è il primo che me lo dice. Passo di qui ogni giorno intorno alla mezza con un po’ di pappa, e Dentina mi corre subito incontro”.
“Come mai… Dentina?”
“Perché uno dei suoi dentini è un po’ storto e mi ha fatto subito tenerezza. So che è una femmina perché l’ho vista accudire i suoi piccoli l’estate scorsa”.

Ci presentiamo, lei si chiama Manola. Dentina, rosicchia gli ultimi pezzetti che la ragazza le porge con la mano a paletta, e poi via, come un fulmine, la scoiattolina  corre sul tronco fermandosi vicino a un buco, forse la sua tana, per guardare dall’alto la sua Manola che la chiama con dolcezza.

Decido di non disturbarli oltre.
Sottovoce, indirizzo un grazie a quella donna e a quell’esserino provenienti da una fiaba vissuta per qualche interminabile minuto. 

E torno nella realtà.