I racconti del melograno: il Pinin

di Francesco Troiano

Sono all’Ufficio Postale per fare una raccomandata. Nell’atrio, l’aria è elettrica.

Una signora sta protestando con l’impiegata al di là del vetro. “E’ un’ora che aspetto e ci sono solo due casse aperte, è una vergogna”. 

Interviene un signore: “buoni, che fra poco è Natale”.

L’impiegata ribatte: “non c’è nessun Natale perché di buono non c’è più niente”.

Mentre ascolto questa frase ho una stretta allo stomaco.  Un signore molto anziano è impegnato ad armeggiare dei fogli per inserirli in un sacchetto di quelli che usano in farmacia per le medicine. I fogli sono troppo grandi per quel contenitore troppo piccolo, che sfugge all’uomo e il tutto cade per terra.

Mi alzo per dare un mano e per  raccogliere il sacchetto.

“Oh grazie, caro! Non ci crederai, ma questo sacchetto lo uso per tante cose”. Mentre lui parla lo aiuto a mettere a posto i suoi foglietti. “Guarda, ho anche questo”. E mi fa vedere una scatoletta con un nastrino giallo.

“Sai cos’è? Il regalo che devo mettere davanti alla fotografia del Pinin”

È chi è il Pinin? “Era un furbino con due occhietti che parlavano. Ogni mattina mi veniva a svegliare per le coccole, saltava sul letto e mi appoggiava la testolina sul petto. Mi ha lasciato l’anno scorso, quel lazzarone!”

Il suo cagnolino? “Eh si, certo” Mi dice con gli occhi lucidi. Sento i brividi attraversare la mia schiena.

Gli dico: “buona giornata”. E lo vedo uscire dall’Ufficio Postale con il suo sacchetto dondolante, a passi lenti, per le strade infreddolite di Milano.