I racconti del melograno: l’Oreste

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di Francesco Troiano

L’Oreste è un nostro vicino che si lamenta continuamente con il suo cane.

Il cane si chiama Remo e ogni volta che lo sgrida gli risponde. Davvero, il tono del suo abbaiare ha chiaramente l’intenzione di dirgli: “Ma insomma, cosa ti ho fatto? Non ti va mai bene niente”.

Infatti l’Oreste gli ribatte: “Non è questione di cosa mi hai fatto, è che non ubbidisci mai mai e poi mai!”
E vanno avanti in questo modo per ore.

Oreste avrà sui sessant’anni e vive da solo con il suo Remo. Quando passo con il mio cane lo vedo nell’orto a vangare o spulciare l’erba gramigna. Allora mi fermo per salutarlo, e lui mi sorride contento come il primo giorno che ci siamo presentati.

“Allora Oreste che mi dici, stasera si rannuvola?”

“Eh mi sa di sì. Io ho il mio sistema del dito bagnato: sento da che parte rinfresca l’aria e capisco come si mette”

In quell’istante Remo abbaia.

“Mi sa che Remo ti ha dato ragione”

“No no, a quest’ora reclama la pappa. Ti saluto”.

Lo vedo ritornare verso la porta di casa con la sua camicia a quadrettoni e i jeans larghi lasciandosi dietro la scia di un aroma familiare: attaccato alla suola della scarpa sinistra si trascina un rametto di lavanda.

Rimango ancora un attimo a origliare per sentire cosa dice a Remo.
“Ecco qua i tuoi croccantini. Non buttarli in giro… hai capito pacioccone?”