Il 2016 secondo la Scienza medica – parte 2ª

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Antiinfiammatori e demenze: un binomio discutibile

E’ passato un secolo dalla scoperta della malattia di Alzheimer e dalla descrizione dei corpi di Lewy associati al Parkinson, ma ancora non si dispone di un trattamento efficace per rallentare le malattie neurodegenerative. Si parla molto di neuro-infiammazione anche se, nel corso degli anni, il significato di questo termine è andato cambiando ed oggi si usa per indicare l’aumentata espressione di alcune citochine che sono molecole prodotte dai linfociti, immesse in circolo e che, come veri e propri messaggi molecolari, permettono al sistema immunitario di funzionare al meglio, regolando l’azione e l’attivazione della microglia, un tipo di cellule che si occupano della prima e principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale (SNC).  Il problema è che queste cellule risultano attivate nella maggior parte delle patologie cerebrali e anche in condizioni subcliniche. Occorre usare prudenza ed evitare cortocircuiti, quali quello di trattare questi pazienti con farmaci anti-infiammatori, senza alcuna dimostrazione razionale della loro reale efficacia nelle malattie neurodegenerative.

Cancro: se troppi screening fanno male ?

In Corea del Sud il governo ha introdotto nel 1999 un programma di screening del cancro; da allora, in questo Paese, screening e trattamento dei tumori sono diventati un grande business. Gli ospedali vendono dei pacchetti di screening e check up che comprendono spesso tecnologie ad alto costo, come la risonanza magnetica o la PET e, negli ultimi anni, hanno aumentato gli spazi destinati ai programmi di screening e assunto più radiologi e chirurghi.  Ma anche molti medici di famiglia propongono, sempre a pagamento, dei servizi di screening avvalendosi di ecografi o di endoscopi che utilizzano nei loro studi medici. Il lato oscuro di questa medaglia è rappresentato dai tanti falsi positivi generati da questa caccia al cancro e, come ricaduta, dai tanti interventi chirurgici inutili. In un sistema orientato al profitto insomma, è facile che i medici si discostino dalle linee guida ufficiali sullo screening tumorale e si facciano un po’ prendere la mano con le ‘iperdiagnosi’.

La società dovrebbe essere consapevole del fatto che servizi sanitari di questo tipo, possono indurre a trattamenti non necessari, che non necessariamente allungano la vita. Anzi, che addirittura, possono provocare complicanze anche mortali.  Come risposta positiva a questo trend va citato il risultato della Physician Coalition for Prevention of Overdiagnosis of Thyroid Cancer; Dopo aver pubblicato una lettera aperta al pubblico coreano nel 2014, ha visto crollare gli interventi chirurgici per cancro della tiroide (o supposto tale) del 35%, nell’arco di appena un anno. I buoni propositi per il nuovo anno sono dunque quelli di estendere questa “good practice” anche in altri campi.

Malaria: siamo ancora al secolo scorso

zanzara_anofeleIl più grande ostacolo nella lotta alla malaria previsto per il 2016 è costituito dall’aumento di resistenza degli insetti agli insetticidi e del Plasmodium ai regimi di trattamento a base di artemisina. Ed è un problema serio. Se prima parlavamo di sacche di resistenza, oggi dobbiamo parlare di sacche di suscettibilità. Le forme di P. falciparum resistenti all’artemisina sono ormai diffuse in tutta la Cambogia, uno dei posti dove ha avuto origine la resistenza alla clorochina, alla pirimetamina e alla sulfadossina. Purtroppo questi ceppi di P. falciparum resistenti si stanno diffondendo in tutto il sud-est asiatico e si stanno spostando verso l’Africa. A fronte di questa catastrofe, la risposta di salute pubblica alla resistenza del vettore e dei parassiti è rimasta quella del secolo scorso. In assenza di rapidi e congrui adeguamenti nelle strategie di controllo rispetto all’epidemiologia della malattia, che è in continua evoluzione, la ricomparsa della malaria, anche nei posti dove si era riusciti a controllarla nell’ultima decade, è una possibilità concreta.

Non solo Aids. La sifilide torna a colpire

La sfida più impegnativa per il prossimo anno nel trattamento e nella prevenzione dell’HIV e delle infezioni a trasmissione sessuale (STI). Parlando di infezioni a trasmissione materno-fetale, si pensa troppo spesso solo all’HIV, mentre ad esempio la sifilide in gravidanza causa un numero molto più alto di infezioni fetali e perinatali rispetto all’HIV. E’ dunque necessario procedere al più presto alla quantificazione accurata degli anni di vita persi e della disabilità causata dalle STI, anche per dimostrare quanto valga la pena investire in prevenzione e nel controllo di condizioni quali le nascite pretermine, il basso peso alla nascita, la mortalità perinatale causata dalle STI in gravidanza, il cancro della cervice causato dall’HPV. Le linee guida OMS del 2015 raccomandano la somministrazione immediata di terapia antiretrovirale a tutti i soggetti con infezione da HIV e la profilassi pre-esposizione nei soggetti HIV-negativi ad alto rischio di infezione.

Per quanto riguarda la sifilide, la United States Preventive Services Task Force (USPSTF) consiglia lo screening universale di tutte le donne incinte, mentre l’OMS lo raccomanda a tutte le donne che si sottopongono alla loro prima visita prenatale e di nuovo nel terzo trimestre. Se risultano positive, si raccomanda il trattamento anche dei loro partner. La sifilide congenita, tuttavia, è ancora comune nei paesi in via di sviluppo, in quanto molte donne non ricevono cure prenatali oppure lo screening non è incluso tra esse. Nei paesi sviluppati, le madri che fanno uso di droghe e alcol sono più inclini ad avere la malattia, in quanto con minore probabilità si sottoporranno alle cure durante la gravidanza. Una serie di misure per aumentare l’accesso ai test appare efficace nel ridurre i tassi di sifilide congenita nei paesi a basso e medio reddito. La sifilide è una malattia soggetta a denuncia in molti paesi, tra cui il Canada, l’Unione europea e gli Stati Uniti. Ciò vuol dire che gli operatori sanitari sono tenuti a informare le autorità di sanità pubblica nel caso si venga a conoscenza di un infetto.

Roberto Dominici

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