Il ballo degli innamorati

di Eleonora Duranti

Le opere di Chagall contengono sempre richiami al mondo dell’infanzia e a26lla spensieratezza tipica di quando si è fanciulli. Le figure e i colori sono unici nel loro genere e, malgrado ciò che, ingenuamente, si potrebbe supporre, sono densi di significato.

Mentre suonava, il violinista si chiedeva come sarebbe stato il mondo senza la musica.

La guancia appoggiata allo strumento, l’archetto tra le dita e il busto inarcato per lasciarsi meglio trasportare dalle note, somigliava a un tanghero, impostato, sì, ma rapito dalla melodia.

Arrivava di mattino presto; si sistemava alla fine della via, poco prima del ponte degli innamorati. Non perché, così, sperasse di mettersi in tasca più monete, bensì per allietare i giovani dai cuori intrepidi e dalla testa fra le nuvole.

Già, il violinista suonava per loro. Per incoraggiare i più impacciati e consolare gli affranti.

Uff, se ne vedeva di scenette ora di sera!

Quelle che preferiva avvenivano quando le stelle facevano capolino all’orizzonte e il cielo, rosso e accaldato, vestiva l’abito da cocktail. Le nuvole violette si riflettevano nel fiume e gli innamorati passeggiavano sul loro ponte; alcuni sedevano sulla panchina rubandosi la coppetta del gelato, altri si tenevano per la mano oppure danzavano, piroettando, come marionette, fino alla piazza.

Non appena scorgeva le loro figure avviluppate nei pastrani, il violinista si rianimava; la stanchezza lo abbandonava, i crampi ai polpacci sparivano e i morsi della fame gli concedevano finalmente una tregua.

Importava solo la musica. A lui e ai giovani innamorati che prima bisticciavano e poi si stringevano in un abbraccio sotto la luce del lampione.

Erano serate romantiche, quelle… Serate d’altri tempi. Dai sapori semplici e dall’atmosfera festosa. Le imposte si chiudevano, le serrande si abbassavano, i gatti sonnecchiavano sui cornicioni e la luna brillava. Lassù, in alto. Nel suo universo d’argento.

Il violinista, di tanto in tanto, le lanciava qualche occhiata. Per salutarla… Per riverirla.

Dopodiché tornava a cullare il suo violino e a sorridere agli innamorati e al loro ballo improvvisato.

Lui, avrebbe pensato alla colonna sonora…

Loro, al resto.Marc Chagall, Il violinista verde, 1923. Olio su tela, 198×108,6 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York.