Il Vocabolario Europeo di Mantova

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di Francesca Radaelli

Scrittori e lettori che dialogano fra loro, con parole che escono fuori dalle righe delle pagine scritte su carta. Lettori che si incontrano e si raccontano gli uni agli altri. Scrittori che incantano leggendo e che vengono interrogati dal loro pubblico. Chi c’è stato lo sa. Nei giorni del Festival della Letteratura, la città di Mantova si riempie di parole. Parole che raccontano storie e che propongono idee. 

Parole pronunciate, tante, nel corso dei numerosissimi incontri sparsi nei diversi luoghi della città, da Piazza Sordello fino a Palazzo Te, dentro alle chiese o nei cortili.

Parole tradotte, le più difficili, quelle degli autori internazionali, che spesso sono gli ospiti più attesi ma anche i più complessi da ascoltare.

Parole silenziose, che tacitamente chiedono spazio dentro la vita dei lettori, quelle racchiuse nei tantissimi volumi che, nelle librerie temporanee e permanenti, così come nei luoghi adibiti al book crossing, vengono toccati, aperti, sfogliati. Talvolta comprati e magari in futuro persino letti.

Parole da salvare nella memoria e anche nell’uso, antiche e nuove, un po’ come le Parole da salvare del Dialogo di Monza.

©Festivaletteratura

Parole regalate dagli autori che, da tutta Europa e non solo, passano per Mantova.

Proprio queste ultime sono state al centro di un progetto che ha festeggiato il suo decimo anniversario nel corso dell’edizione di quest’anno, la 21esima del festival che è andata in scena dal 6 al 10 settembre e si è conclusa con 62mila biglietti staccati e oltre 60mila presenze agli eventi gratuiti. Si tratta del Vocabolario europeo ideato da Giuseppe Antonelli e Matteo Motolese che, come dicono essi stessi, disobbedendo al grande poeta Eugenio Montale hanno voluto ‘chiedere la parola’, edizione del festival dopo edizione, a novantasette scrittori di trentuno lingue diverse. Ciascuno di essi ha letteralmente regalato una delle parole che ora sono state raccolte nella pubblicazione cartacea di questo dizionario fatto di lemmi speciali e di definizioni personalissime. Un volume che è stato ‘donato’ ai visitatori dell’edizione di quest’anno e che, oltre i confini fisici delle pagine di carta, continua online a questo indirizzo.

Si spazia dall’italiana Acqua alla tedesca Zeitwaage (‘bilancia del tempo’), dal romancio all’islandese, passando per lingue nazionali e regionali, da paesi che appartengono all’Unione europea e da territori che non ne fanno parte. Nel corso degli ultimi dieci anni ogni autore ha avuto un momento e uno spazio per spiegare la sua parola ai visitatori del Festival e ne ha fornito una definizione, ora confluita in questo particolarissimo dizionario. Ci sono parole profonde e ricche di significati, che rischiano però di perderli perché ormai banalizzate (come ‘straniero’, ‘pace’, ‘gioco’). Altre che esistono o trovano quel significato preciso solo in quella lingua particolare (lo svedese allemansratt, ‘il diritto di ciascuno di attraversare o campeggiare in boschi e terreni di proprietà altrui’). O ancora che hanno acquisito significato nel corso della storia di un popolo (il tedesco ‘lager’, ossia ‘campo’, che malgrado i campi di sterminio nazisti, oggi continua a essere utilizzato anche nel senso di ‘campeggio’).

©Festivaletteratura

Con il Vocabolario europeo, affermano i curatori del progetto, Mantova ha voluto dare agli autori l’occasione di scegliere la loro lingua ‘adottiva’: una terza lingua, diversa dalla propria lingua madre e anche dall’inglese usato nella comunicazione internazionale. Una lingua aperta alle altre ma non omologata. Attraverso cui, talvolta, si riescono a intravedere alcuni pezzi della storia che ha attraversato l’Europa.

Una lingua che è ora alla portata di tutti, che tutti possono contribuire a costruire. “Quale parola europea è entrata nel tuo vocabolario divenendo insostituibile? A quale sei indissolubilmente legato?”, ci domandano i promotori del progetto, invitandoci a scriverla e raccontarla qui. Ogni lettore, ogni cittadino d’Europa è chiamato in causa. Non bisogna per forza essere scrittori. Ognuno di noi, con la sua storia, può partecipare alla creazione di un grande vocabolario adottivo europeo.

 

 

 

 

 

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