Il volto e il cuore al Museo del Paesaggio di Verbania

di Daniela Annaro  

Un’inferriata separa i due amanti, ma niente e nessuno può impedire loro di amarsi. Quell’attimo, quello slancio carico di passione  è bloccato da Ambrogio Antonio Alciati (Vercelli 1878 – Milano 1929). E’ l’opera-simbolo scelta dalla curatrice Elena Pontiggia alla mostra di VerbaniaI volti e il cuore. La figura femminile da Ranzoni a Sironi e Martini” (fino al 1° ottobre 2017).

Il convegno così si intitola l’opera, Alciati l’ha dipinta nel 1918, ma delle guerra, la Grande Guerra, non c’è traccia.  Quello che conta  sono i due giovani che vivono, si presume, un amore contrastato. Alciati  è stato un insegnante di Brera, amava i ritratti, è stato uno degli eredi del movimento degli Scapigliati, scrittori e artisti, lombardi e piemontesi, che nella prima metà del Novecento  diedero vita a un movimento anti-accademico, attenti a ciò che accadeva nel resto d’Europa, ma anche nostalgici dei miti romantici. E da uno scapigliato,  forse il più noto, parte il percorso suggerito dalla curatrice. Di Daniele Ranzoni il Museo del Paesaggio possiede molte opere, tra cui una serie di ritratti femminili. Ritratti di principesse e regine ,come la Regina Vittoria, volti di donne dipinti “col Fiàa”, col fiato, come lui stesso diceva, leggeri, evanescenti, ma di grande penetrazione psicologica.

Al piano nobile  del Museo del Paesaggio, (al primo non perdete  la mostra permanente  dedicata a Paolo Troubetzskoy) oltre ai ritratti di Ranzoni, la rassegna propone altre sei sezioni iconografiche:

Arnaldo Ferraguti – Alla vanga, 1890

i luoghi della vita ( dalle ville patrizie del lago Maggiore agli interni delle stalle dove vivevano e lavoravano i contadini), gli affetti, le figure della storia, la religione, il lavoro, il nudo. Protagoniste sempre le donne, figure femminili declinate con i gusti e i modi dell’arte  italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento. 

E , ancora donne, le due artiste da riscoprire: Sophie Browne ( Dublino1866-Milano 1960)  e Adriana Bisi Fabbri (Ferrara 1881 – 1918), quest’ultima protagonista nel 1914 del gruppo futurista ” Nuove Tendenze” anche in virtù dei rapporti col cugino Umberto Boccioni.

Sophie Browne – Eva 1898

A  Arturo Martini, Mario Sironi e Mario Tozzi , tre maestri del Novecento, è riservata la parte conclusiva della mostra di Verbania.

Di Tozzi (Fossombrone 1895- Saint Jean-du-Gard 1979)  sono raccontati i passaggi essenziali della sua pittura: dall’impressionismo giovanile al realismo magico. In mostra la Toeletta del mattino, opera considerata dai francesi il più bel nudo del Salon d’Automne del 1922.

Mario Sironi – Vittoria Alata 1935

Sono pressoché inedite le opere di Sironi , qui esposteProvengono dalla raccolta personale della sorella Cristina. Tra queste, la monumentale Vittoria Alata del 1935.Un cartone di 182 centimetri per  due metri mezzo, studio preparatorio  per l’enorme affresco   per l’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma.

Quattordici figure femminili firmate da Martini (Treviso 1889- Milano 1947) delle 53 opere possedute dal Museo del Paesaggio sono parte di questa mostra. Tra queste, uno dei suoi capolavori Busto di Fanciulla. Tutta l’austerità della pittura del Quattrocento rivive in questa terracotta. Come spiega la curatrice Elena Pontiggia.

Quando  nel 1921 rientrato a Milano da Vado Ligure Martini realizza  questo busto era in piena fioritura tra gli artisti del gruppo Valori Plastici,di cui anche lo scultore faceva parte.

Martini dopo aver ceduta  l’opera a Mario Girardon, nel 1934 la riacquista per regalarla a Egle Rosmini, compagna degli ultimi intensi anni di vita dello sculture trevigiano. Ed Egle alla sua morte dona la sua raccolta al Museo di Verbania.

Donne protagoniste sulle tele, in questa mostra, ma protagoniste nelle vita degli stessi autori.

Arturo Martini – Busto di Fanciulla 1921

 

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