Lembi di cielo

VS-Lembi-di-cieloSilvio Colagrande, nato in un paesino dell’Abruzzo nel 1944, apparteneva ad una famiglia di tradizioni contadine e viveva con i genitori e i sette fratelli quando fu vittima di un incidente: fu colpito agli occhi da uno schizzo di calce viva e la sua vista risultò gravemente compromessa.

Dopo un periodo trascorso in ospedale, il bambino venne trasferito, nel 1954, al centro di Santa Maria alla Rotonda ad Inverigo, in provincia di Como, che faceva parte dell’associazione Pro Juventute creata da Don Carlo Gnocchi, che si occupava di bambini invalidi. Lì riuscì a studiare, ma la vita aveva in serbo per lui una sorpresa inimmaginabile: alla sua morte, nel 1956, Don Carlo volle donare le sue cornee a Silvio e ad un’altra ragazza, Amabile Battistello, restituendo loro il bene della vista.

Malgrado la donazione di organi, all’epoca, non fosse ancora regolamentata da una legge, il Professor Cesare Galeazzi eseguì il trapianto presso l’Istituto Oftalmico di Milano, suscitando un certo scalpore nell’opinione pubblica.

Da allora Silvio può nuovamente vedere il mondo, attraverso gli occhi di Don Carlo. Pienamente consapevole dell’opportunità che il prete aveva voluto dargli, Silvio si impegnò al massimo negli studi, conseguendo la laurea in lingue e letterature straniere all’università Bocconi di Milano, e, insieme alla moglie, ha voluto dedicare la sua vita e il suo lavoro al proseguimento dell’attività di assistenza ai ragazzi cominciata da Don Gnocchi, scegliendo di lavorare nella fondazione Pro Juventute e diventando direttore, nel 1998, proprio del centro di Inverigo che lo aveva accolto da bambino nel 1954.

Silvio Colagrande alterna il racconto dei fatti veri e propri con un muto e costante dialogo con Don Carlo stesso, rivolgendogli domande che, ovviamente, rimarranno senza risposta, eppure è proprio in questo continuo domandare e domandarsi che si capisce quanto fortemente l’uomo senta la responsabilità di portare in sé il dono ricevuto dal Beato, e quanto pressante sia il bisogno di seguirne l’esempio e di agire e vivere secondo l’etica insegnatagli da lui. C’è fra loro un legame indissolubile, che va ben oltre il dato puramente fisico, e che trasmette la sensazione che, oltre alle proprie cornee, Don Gnocchi abbia regalato a quel bambino anche un lembo della sua anima.

Valeria Savio

 

Il volume si può acquistare presso l’associazione Aido di Giussano, che promuove la donazione degli organi, scrivendo all’indirizzo mail [email protected] oppure chiamando al numero 0362.851480, il ricavato sarà destinato alle attività di promozione della figura di Don Carlo Gnocchi.

Lascia un commento