Alla ricerca della libertà di stampa

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di Laurenzo Ticca

16 ottobre 2017. L’auto su cui viaggia la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia  salta in aria. L’esplosione della Peugeot imbottita di tritolo rappresenta l’epilogo di una lunga storia intessuta di coraggio, quello della reporter e di viltà, quella di coloro i quali non volevano che le  inchieste di Daphne Caruana  gettassero luce sui loro affari criminali.  Solo nel 2020  sono 42 i giornalisti uccisi. Un tributo di sangue pagato alla libertà di stampa.

Queste morti, però, non devono rappresentare l’alibi consolatorio per una professione che mostra i segni della stanchezza, del conformismo, della compromissione. A parte naturalmente le eccezioni (bellissimo lo speciale che Enrico Mentana ha dedicato qualche giorno fa all’ultimo libro di Michele Santoro). Affidiamoci per un istante alle parole del critico del Corriere della Sera  Aldo Grasso:

“ …quando seguo i talk di ultima generazione  mi sembra di confrontarmi con burocrati della tv, bisognosi di personaggi folklorici per inseguire la vivacità, faziosi senza volerlo apparire, ideologici ma con l’alibi della correttezza  politica… L’anemia è la loro cifra espressiva” .

C’è qualcosa che non convince nel modo di fare giornalismo oggi.  Qualcosa che  sembra sfuggire alla comprensione di tutti noi.  Se osserviamo un talk show e poi un altro e poi un altro ancora,  si ha come la sensazione che gli ospiti (in gran parte giornalisti ma anche i virologi, nuove star della comunicazione ) offrano  analisi convincenti, punti di vista condivisibili. E tuttavia … Tuttavia qualcosa non quadra. 

Il giornalismo in Tv, ma anche altrove, è ridotto a signori imbellettati che argomentano su tutto con il contorno di qualche personaggio esotico che aumenta l’audience. Che garantisce qualche tiratura in più. Questo distacco, questa estraneità rispetto alla realtà di tutti i giorni, è forse uno dei mali che affligge il giornalismo, incapace ormai di cogliere il disagio e la sofferenza che abitano le grandi città come i piccoli centri. Sulle redazioni si addensano nubi minacciose: la ricerca dell’audience, del sensazionalismo.

Grandi firme e piccoli figuranti  non rinunciano, in molto casi, a ripetere le posizioni assunte dai loro padrini o padroni politici, coloro i quali cioè ne garantiscono il successo professionale o la direzione di una testata. Il Covid, da questo punto di vista, è stata una straordinaria cartina di tornasole.

Fate un nome, collocatelo politicamente e immaginate che cosa dirà in tv o nelle interviste concesse ai quotidiani. Nella stragrande maggioranza dei casi farete centro. Ma queste sono solo miserie, note da anni. Che si ripetono sempre uguali a se stesse. Come il tentativo  da parte di un funzionario Rai e della vicedirettrice di  Rai Tre, di censurare Fedez in occasione del concerto del Primo Maggio. Il rapper è stato invitato ad adeguarsi al “sistema” limitando la propria libertà di espressione. Rinunciando a denunciare il boicottaggio da parte della Lega del DdlZan  contro la omotransfobia e le frasi inaccettabili riservate da un leghista al mondo omosessuale.

A guardare bene sullo sfondo avanzano altre nubi  sul giornalismo e ben più minacciose. Oggi attraverso la gigantesca potenza delle multinazionali della comunicazione ( da Google ad Amazon a Facebook) , ciò che è in gioco è la possibilità di ridefinire le relazioni sociali , di garantire e orientare il consenso. Vi pare poco? 

Noi prima guardavamo la televisione, oggi è la tv che guarda noi e lo fa a partire dalla “profilazione” degli utenti, dalla conoscenza profonda di desideri, sentimenti, emozioni che il pubblico esprime. Un sapere sofisticato espressione della capacità di calcolo computazionale che i soggetti di cui sopra dispongono. I mezzi di comunicazione provano a orientare il grande pubblico sulla base dei dati raccolti. Mi pare che vi sia un grande lavoro da fare per il cane da guardia del potere, cioè il giornalismo. Ne avete trovato traccia da qualche parte? Per Michele Mezza, analista sofisticato dell’impatto della rivoluzione tecnologica sui sistemi informativi: “ La televisione è solo il suo algoritmo, i programmi sono la conseguenza” .

Il vecchio Marx ci ha insegnato che il potere  si giocava sulla possibilità di controllare i mezzi di produzione . Oggi, se fosse tra noi, probabilmente indicherebbe il nuovo terreno di scontro non in fabbrica ma nei luoghi dove viene prodotto l’immaginario collettivo.

Oggi, il valore è creato da quel bene immateriale che è la comunicazione. Per questa via passa la possibilità di alimentare lo scontro politico, definire la nascita di nuovi soggetti e di dichiarare l’obsolescenza di altri. Da questo punto di vista la fedeltà supina di due funzionari Rai al politico di turno è archeologia del potere. Miserie appunto.  

Che fare dunque? Non lo sappiamo. Forse tornare a consumare la suola delle scarpe, come si diceva un tempo, potrebbe offrire qualche buon risultato. Riprendere  a frequentare, come fanno molte organizzazione cattoliche ma anche laiche, i luoghi della sofferenza e del disagio. Provare, con nuove forme di giornalismo sociale,  a osservare e scrivere del mondo a partire dal punto di vista degli ultimi, di chi soffre. Attraverso  i loro occhi si potrebbero cogliere meglio  le dinamiche sociali che si vanno ridefinendo. Processi che nei talk trovano solo una enunciazione distratta  “ideologica  ma con l’alibi della correttezza politica”  come scrive  Aldo Grasso.

E’ poca cosa dirà qualcuno. Forse,  ma è tutto ciò che abbiamo.

Ps della redazione:

Il 3 maggio si celebra la giornata mondiale della libertà di stampa. Alcune testate giornalistiche  hanno  pensato di dedicare questa giornata all’informazione costruttiva.

Il Dialogo di Monza ha aderito all’appello.

Promotori dell’iniziativa: Being Aware, B-Hop Mag, Caffè dei giornalisti, Cattedra Raimon Panikkar, Città Nuova, CNUPI Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane, Conscom, Constructive Network, Cronache Maceratesi Junior, Dire, Diritto dell’informazione, eco l’educazione sostenibile, Fondazione Arbor, Freelance Network, Giovani Giornalisti Gentili, Istituto Scholé Futuro, Italia che cambia, Massa Critica, News 48, ONG 2.0, Mezzopieno News, Quotidiano Piemontese, Pressenza, Radio Bullets, Sansa Radio, Showinair, Sistema Bibliotecario “Valle del Sacco” , Tante care cose, TG delle Buone Notizie, Tiscali News, UCSI Unione Cattolica Stampa Italiana, UGI, Valori, Voluntas, Well tribune.

Con il Patrocinio di: Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, Asvis-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Fima-Federazione Italiana Media Ambientali

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