Longevità: genetica e cultura

di Roberto Dominici

Storicamente gli studi fino ad oggi per valutare il contributo genetico alle differenze di longevità tra gli esseri umani, hanno evidenziato che sebbene la genetica abbia un ruolo, in realtà incide solo per il 25-30% sulla longevità, mentre il 75-80% è influenzata dallo stile di vita e dai fattori ambientali.  Nello specifico da quello che, con un termine comprensivo, è definito “ESPOSOMA” cioè l’insieme totale delle esposizioni ambientali (non genetiche) che un individuo subisce dalla nascita alla morte, influenzando salute e invecchiamento.

Tale concetto olistico, introdotto nel 2005 da Christopher Wild, analizza sia i vari fattori esterni (inquinamento, stile di vita) che interni (risposte biologiche) per comprendere lo sviluppo delle malattie. Un esempio di questa interazione tra individui ed esposoma è fornito, per esempio dal fatto di vivere in un ambiente circondato da alberi che modula positivamente il nostro DNA.  Diversamente gli inquinanti ambientali, come il particolato fine PM 2,5, pesticidi, i composti chimici come i PFAS, modificano negativamente il DNA, innescando infiammazione cronica e stress ossidativo che accelerano l’invecchiamento.

Questi meccanismi sono definiti orologi epigenetici e sono i migliori biomarcatori dell’invecchiamento biologico, in quanto permettono di distinguere tra età anagrafica ed età biologica e sono fondamentali per valutare la longevità in salute.  Rimane ancora oggetto di studi la vecchia questione dei fattori genetici rispetto ai fattori ambientali. Ovvero: quanto contano i geni e quanto gli stili di vita, dieta, esercizio fisico, sonno e così via nel determinare quanto a lungo viviamo? 

Silvio Garattini, noto farmacologo e fondatore dell’Istituto Mario Negri, sostiene che la longevità si ottiene principalmente attraverso uno stile di vita sano basato su: mangiare poco (riducendo le calorie del 30%), fare attività fisica costante (camminare velocemente 5 km al giorno), mantenere interessi mentali attivi, relazioni sociali e prevenzione.

La letteratura scientifica individua quattro pilastri fondamentali della longevità, aree sulle quali ognuno di noi può agire in prima persona: 1. Area mentale e psicologica 2. Esercizio fisico 3. Nutrizione 4. Rigenerazione. Recentemente una nuova ricerca pubblicata su “Science” coordinata da Uri Alon, professore di biologia dei sistemi e fisica del comportamento al Weizmann Institute of Science israeliano, ha rivalutato il contributo della genetica nel modulare la longevità con una stima che raddoppia tale contributo, calcolandolo oltre il 50 %.    Per l’analisi, il gruppo ha usato i dati dello Swedish Adoption/Twin Study of Ageing su gemelli omozigoti (che hanno lo stesso DNA) nati tra il 1900 e il 1935, alcuni dei quali cresciuti in famiglie diverse, il che ha permesso di separare il contributo genetico da quello ambientale. Il gruppo ha affrontato la questione della mortalità distinguendo tra quella intrinseca, cioè dovuta a invecchiamento biologico e processi genetici interni, e quella estrinseca per cause esterne come incidenti o infezioni. Eliminando le morti per cause esterne e considerando solo quelle biologiche, ecco che la percentuale di ereditarietà della longevità sale oltre il 50 %.

La differenza rispetto ai precedenti studi è proprio questa, metodologica: in passato non si è distinto tra morti intrinseche ed estrinseche, ed essendo queste ultime assai frequenti, parliamo di fine Ottocento e inizio Novecento, il peso dei geni sulla durata della vita sarebbe stato sottostimato. I geni invece contano parecchio, come del resto nella variabilità di altri tratti umani complessi come alcune abilità cognitive, personalità o suscettibilità al diabete.

Un altro ambito molto promettente è l’analisi del microbiota nei soggetti longevi di età superiore agli 80 anni. Diversi studi effettuati sul microbiota dei centenari hanno evidenziato caratteristiche comuni, ossia una grande biodiversità di specie microbiche, simile a quella di microbioti sani di persone giovani, ricchi di batteri benefici nell’intestino (Bifidobatteri, Akkermansia) con minore presenza di batteri potenzialmente nocivi e un ambiente intestinale caratterizzato da Butirrato, un acido grasso a catena corta (SCFA) che influisce sul sistema immunitario ed esercita anche un controllo a distanza su vari organi, incluso il cervello.

È noto che la rappresenti uno dei più importanti modulatori del microbiota intestinale e quella delle Blue Zones, le aree geografiche specifiche nel mondo, come la regione dell’Ogliastra in Sardegna e l’isola di Okinawa, caratterizzate da un’eccezionale concentrazione di centenari in salute. La dieta in queste zone ha come caratteristica comune quella di basarsi prevalentemente su alimenti vegetali, quali legumi, cereali integrali, verdure, e alimenti fermentati, ossia una dieta ricca di fibre e povera di ultra-processati e zuccheri, che funge da “carburante” per mantenere la comunità batterica dell’intestino sana e giovane, proteggendo l’organismo dal declino funzionale.

Inoltre non eccedere con il cibo, mantenere un peso sano, consumare moderatamente alcolici durante i pasti sono altri fattori in comune tra i centenari delle Blue zones. Non meno importante è l’attività fisica integrata nella vita quotidiana (giardinaggio, camminare) invece di essere limitata alla palestra. In un lavoro apparso pochi giorni fa su The Lancet è stato dimostrato che piccoli aumenti dell’attività fisica di 5 minuti al giorno potrebbero prevenire fino al 6% di tutti i decessi. Inoltre, ridurre lo stress, rallentare i ritmi quotidiani prendendosi delle pause giornaliere, come meditare, pregare, fare un riposo pomeridiano, svolgere attività sociali e di gruppo circondandosi di persone positive che adottino lo stesso stile di vita, sono risultati altrettanto importanti. In conclusione, sono tanti i fattori che incidono sulla longevità e certamente l’interazione favorevole tra genetica e l’ambiente gioca un ruolo fondamentale nel predisporre gli individui ad un invecchiamento di successo dove quello che conta è la vita aggiunta agli anni e non viceversa.

 10 maggio 2026

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