Medardo Rosso. La luce e la materia

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di Daniela Annaro

Sculture  ribelli come era lui, Medardo Rosso. Piene di vita, modellate con tanto estro da  suggerire immediatamente l’anima della persona ritratta.

Come in  “Birichino”, una faccina insolente e simpatica di un bimbo di strada, o “Bookmaker”, figura intera del collezionista e mecenate francese Rouart, opere ammirabili nelle regali sale della Galleria d’arte moderna di Milano in occasione delle mostra a lui dedicata: “Medardo Rosso. La luce e la materia” . Un omaggio ad un grande artista, milanese d’adozione, scultore un po’ dimenticato, poco celebrato a parte rare eccezioni al Guggenheim di Venezia nel 1979 e nel 2004 al MART di Rovereto, amatissimo  dai Futuristi e dagli Impressionisti francesi.

bookmaker
Bookmaker

Di lui, Umberto Boccioni scriveva:”…Il genio di Medardo Rosso, un italiano… la cui opera era modernissima, rivoluzionaria, più profonda e, necessariamente, più ristretta. In essa non si agitano né eroi né simboli… il solo grande scultore moderno che abbia tentato di aprire alla scultura un campo più vasto.

Una dichiarazione di stima sconfinata come sconfinato era il successo e l’ammirazione di Medardo in tutta Europa, Francia, Germania, Austria e perfino gli Stati Uniti guardavano con grande attenzione alle sue opere.

La GAM di Milano possiede un nucleo importante di suoi capolavori (sono quindici), e proprio da qui, tre anni fa, la direttrice  del Museo, nonché curatrice della rassegna, Paola Zatti, ha avviato la sua ricerca. Attorno a quel nucleo   si  sviluppa  la mostra.

Medardo nasce a Torino nel 1858, figlio di un  ispettore delle Ferrovie, un uomo intransigente con cui avrà rapporti burrascosi per tutta la vita. La famiglia è a Milano, ma il padre lo spedisce a studiare in un collegio in Piemonte, a Ciriè. E qui eccelle  nel disegno e  una volta rientrato nel capoluogo lombardo, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera.

Madame X
Madame X

Siamo negli anni ottanta dell’Ottocento. Altri “ribelli” come lui agitano le acque della pittura e della letteratura. Sono gli Scapigliati, movimento  lombardo che presto però gli sta stretto. Tanto da partire per Parigi, dove prenderà la cittadinanza e frequenterà  intellettuali come Emile Zola, pittori come Edgar Degas  e Claude Monet, scultori come Auguste Rodin, col quale ha rapporti contrastati. Rodin lo stima moltissimo, tanto da attribuirsi opere di Medardo, ma ha un pessimo carattere  e i due finiranno per litigare.

Proprio per  l’irruenza di ciascuno dei due le loro strade divergono. Quella di Rodin  è strutturata e accademica, pesante come i suoi bronzi e marmi, sempre meno materica  è quella di Rosso. Si pensi a  “Madame X” del 1914. E’ una cera su gesso esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia. I tratti informi, appena accennati, ma ugualmente forti ed espressivi.

Non c’è più il “Verismo” degli anni giovanili, ma l’approdo della ricerca di una vita. “La luce è la vera essenza della nostra esistenza- scrive -un’opera d’arte che non ha a che fare con la luce non ha ragione di esistere. Senza luce non ha spaziosità, è ridotta a essere insignificante.”

Luce e materia, per questo Medardo ama moltissimo la cera così duttile e rinfrangente. E di cera sono le sue opere più ammalianti. E di se’ e del resto dell’umanità dice: “Non siamo che scherzi di luce”:

Daniela Annaro

dal 18 febbraio al 31 maggio
Galleria d’Arte Moderna
via Palestro 8 Milano

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