Modo, Etiam: la B in Brianza

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di Giacomo Orlandini

Secondo una leggenda, la regina Teodolinda, addormentatasi lungo la riva del Lambro durante una battuta di caccia del re Agilulfo e della corte longobarda, avrebbe visto in sogno una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Il candido volatile le avrebbe sussurrato: «Modo» (che significa: “qui”), ad indicarle il luogo in cui Teodolinda avrebbe dovuto erigere una chiesa in nome di Dio. La risposta della regina, «Etiam» (ovvero: “certo”), confermò il volere divino. Modo, Etiam, Modoetia: dallo scambio di battute fra la Regina Teodolinda e la colomba sarebbe nata l’antica denominazione della città di Monza.

L’episodio è narrato nel ciclo dei meravigliosi affreschi dei fratelli Zavattari, presenti sulle pareti della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza.

L’obbiettivo della regina Teodolinda è lo stesso che guida il duo Berlusconi-Galliani fin dal primo giorno dell’acquisizione della società lombarda: fare di Monza un baluardo. Per la prima un baluardo del cattolicesimo, per i secondi un baluardo del calcio italiano.

«È inutile nascondersi: vogliamo portare il Monza in Serie A. Ora arriva il difficile, ma le premesse per centrare l’obiettivo ci sono tutte. La nostra continua ad essere un’operazione romantica, vogliamo provare a portare la terza provincia della Lombardia in A: è l’unica a non esserci mai stata e vogliamo dare questa gioia alla città dove io sono nato».

Queste affermazioni di Galliani sono in aperto contrasto con la dura legge di Murphy a cui Il Monza Calcio è sempre stato saldamente ancorato. Sembra quasi una condanna la battuta pronunciata da Renato Pozzetto, nel film “Agenzia Riccardo Finzi praticamente detective”: “Io sono del Monza, non riusciremo mai a venire in serie A!”. Era il 1979 e il Monza veniva da tre sfortunatissime stagioni, con la promozione dalla serie B alla serie A sfumata regolarmente all’ultima giornata.

L’annata 1976/77 coincide con la prima, grande illusione biancorossa. Il neopromosso Monza affronta la serie B con l’ambizione della “matricola”, divenendo ben presto una delle protagoniste, al pari di grandi squadre come il Vicenza e il Cagliari di Virdis. La sconfitta per 2 a 1 subita nell’ultima giornata in casa del Modena, con mezza squadra infortunata o squalificata, preclude di un soffio gli spareggi con Atalanta, Cagliari e Pescara. Al Monza resta la magra consolazione del punteggio record (48 punti) mai raggiunto precedentemente fra i cadetti.

La stagione successiva vide la storia ripetersi: grande stagione e serie A che sfuma all’ultima partita, a Pistoia, dopo che alla penultima, a Monza, Massimo Silva aveva calciato molle, in bocca al portiere del Lecce, un rigore che avrebbe regalato la promozione certa.

L’anno seguente andò, se possibile, ancora peggio. L’ostinato mister Alfredo Magni, riconfermato alla guida, nel 1978/79 mantiene il Monza nei quartieri alti della classifica, per poi farsi recuperare sul finale di stagione. Il destino scrisse così il terzo capitolo deludente nella storia calcistica monzese.

Se due indizi fanno una prova, tre fanno una maledizione. Da quel momento è stato difficile per il Monza, tra alti e bassi, ottenere i risultati che sperava.

La stagione 78/79, infatti, fu l’ultima in cui il Monza – che arrivò quinto – provò almeno a giocarsi l’entrata in serie A. Dall’anno successivo cominciò il declino, paradossalmente quando il comune si era finalmente deciso a costruire uno stadio nuovo, il Brianteo, pensato per un pubblico da serie A. Girava infatti allora la diceria – o forse la leggenda – che il Monza induceva i propri calciatori a perdere proprio sul più bello, perché non aveva uno stadio adatto alla serie A. Per anni, si cercò di convincere il comune a edificarne uno più capiente e più al passo con i tempi. Ma proprio quando arrivò il sospirato nuovo stadio, la magia finì.

Dopo il Sada, al Brianteo di magia se ne è vista poca e di gloria ancor meno. Oltre ad alcuni piccoli traguardi, il nuovo stadio è stato testimone di tante stagioni anonime nelle serie minori, tante disavventure societarie, tanta rassegnazione.

Il 28 settembre 2018 il Gruppo Fininvest ha finalizzato l’acquisto del 100% della Società calcistica brianzola. L’arrivo della famiglia Berlusconi e dell’Amministratore Delegato Galliani, che al Monza ha imparato il mestiere di dirigente sportivo, è stato un avvenimento straordinario per la Città di Monza.

L’obiettivo dichiarato della nuova proprietà, come anticipato, è quello di scalare le categorie professionistiche e portare il Monza dove non è mai stato nella sua storia: in Serie A.

Nel primo anno di gestione sono state poste le basi su cui la Società ha iniziato a costruire un solido futuro attraverso un miglioramento costante sotto tutti gli aspetti. I grandi investimenti in ambito sportivo, infrastrutturale e di immagine sono indicatori inconfutabili della straordinaria attenzione posta dal Club per il raggiungimento dei propri obiettivi. Che non sono tardati ad arrivare.

Quest’estate il Consiglio federale ha ufficializzato quello che, con ogni probabilità e in assenza dello stop ai campionati causato dal Covid, avrebbe confermato anche il campo: il Monza è stato dichiarato vincitore del suo girone di Lega Pro e dunque promosso in Serie B. I biancorossi, infatti, erano ampiamente in testa alla classifica, con 16 punti di vantaggio sulle inseguitrici.

Non ho mai avuto dubbi. Abbiamo cominciato in testa e ci siamo sempre rimasti fino alla sospensione. Ora allestiremo una squadra da vertice per la categoria, la promozione in A dipende da molti fattori ma quelli prevedibili li conosciamo bene e faremo di tutto per sfruttarli“, ha affermato il presidente Berlusconi.

Grande curiosità ed emozione accompagnano l’ambizioso Monza che affronterà ancora una volta la serie B. Galliani sta facendo le cose in grande: si è assicurato già il capocannoniere del campionato croato Mirko Maric, quello del campionato polacco, il danese Christian Gytkjaer, insieme a calciatori di grande esperienza come Barillà, Donati e Barberis. Ma l’acquisto che più fa rumore è anche l’ultimo arrivato: Kevin Prince Boateng, che sbarca di nuovo alla corte dell’ex premier e di Galliani dopo l’esperienza al Milan. Il 33enne centrocampista ghanese-tedesco arriva a titolo definitivo dalla Fiorentina dopo aver giocato l’ultima stagione con la maglia del Besiktas. Sicuramente il Monza farà un campionato di vetta ma dovrà vedersela con Brescia, Lecce e Spal, desiderose di risalire immediatamente di categoria e con Frosinone, Empoli e Chievo, desiderose di tornare a recitare un ruolo da protagoniste.

Il Monza torna nella serie cadetta dopo 19 anni e lo fa con grande entusiasmo, ambizione e con obbiettivi molto chiari in testa, riassunti nello slogan celebrativo dei suoi ultimi successi: “Monza in B. La B è in Brianza”. Ma non c’è forse anche la A?

L’immagine è tratta dal sito del Calcio Monza https://www.monzacalcio.com/