di Fabrizio Annaro
Un viaggio nella storia di quasi un millennio. Fa specie pensare che alle porte di Milano, intorno all’anno mille, i monaci bonificaro la palude e diedero vita alla valle che porta il loro nome. Oggi nella frenesia di Milano e dintorni, il racconto di Gloria, responsabile della Comunità Nocetum, erede della valle dei monaci, ci invita a fermarci e a pensare. Immaginando quei monaci, mi sono venute in mente le parole della Bibbia, il passo del Deuteronomio 32 – 10:
… Egli lo trovò in terra deserta,
in una landa di ululati solitari.
Lo circondò, lo allevò,
lo custodì come pupilla del suo occhio.
Come un’aquila che veglia la sua nidiata,
che vola sopra i suoi nati,
egli spiegò le ali e lo prese,
lo sollevò sulle sue ali,
Il Signore lo guidò da solo,
non c’era con lui alcun dio straniero.
Lo fece montare sulle alture della terra
e lo nutrì con i prodotti della campagna;
gli fece succhiare miele dalla rupe
e olio dai ciottoli della roccia;
crema di mucca e latte di pecora
insieme con grasso di agnelli,
arieti di Basan e capri,
fior di farina di frumento
e sangue di uva, che bevevi spumeggiante
Più di mille anni fa, quindi, in una vasta area alle porte di Milano, dentro un’immensa pianura di stagni, avvolta da un concerto di rane gracchianti, in una landa di ululati solitari, un gruppo di monaci decide di custodirla come “pupilla dei loro occhi”. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, i monaci entrano nella valle, la bonificano, la trasformano in prati e boschi lussureggianti, diventa la valle dei monaci. Piantano numerosi alberi. Si occupano della campagna che a sua volte li nutre.

La Terra ne è riconoscente e perciò li nutre, non solo i monaci, ma nutre tutta la comunità, che ruota e vive con i monaci e a tutti gli fece succhiare miele dalla rupe, e olio dai ciottoli della roccia; crema di mucca e latte di pecora, insieme con grasso di agnelli, fior di farina di frumento e sangue di uva spumeggiante. Spiccano come Principi del bosco, i noci, alberi secolari, simboli di saggezza, forti e fragili nel contempo. Alberi che accompagno per lunghi anni la vita dei monaci.
Nel cuore di questa valle, nasce pietra su pietra una chiesetta dedicata ai santi Giacomo e Filippo. Gli affreschi, oggi oscurati dal tempo, ma visibili, ricordano la vocazione per la bellezza. Sotto la chiesetta, nella profondità della terra, un luogo per riposare, un luogo ove chi lascia questa vita può sostare (forse in Eterno?) per unirsi misteriosamente al coro del canto dei vivi.
Poi il deserto. I monaci lasciano. Arriva la città. La valle dei monaci diventa periferia, periferia dell’umanità.
Anni ’80 (del secolo scorso)

Una donna, suora, di nome Ancilla, di Triuggio, cittadina nel cuore della Brianza laboriosa, decide insieme ad altre persone di contemplare la bellezza della vita nel seno della chiesetta di santi Giacomo e Filippo. Attorno alla cappella sono sopravvissuti degli alberi di noce e poi due cascine in grave disfacimento. Una gruppo di persone guidate da suor Ancilla prega in questa chiesetta. Ma mentre si pregava, nelle cascine in qualche modo si viveva. Rom, persone emarginate, vittime della dipendenza, lavoratori dell’est senza casa abitavano in quelle cascine diroccate.
“Suor Ancilla e le persone che partecipavano al gruppo di preghiera entrano in contatto con questa umanità”. E’ Gloria a raccontarci questa storia. Sorella laica, laureata in Geologia, giornalista, Gloria lavora per diversi anni come addetta stampa presso una casa editrice. Ancilla è la sua mentore, il suo riferimento. “Ancilla con la sua vita, con il suo modo di intendere le cose, con il suo modo di affrontare le difficoltà, con la sua spiritualità, mi ha aiutato a trovare la mia strada”.
Così ad un certo punto del suo cammino, Gloria lascia l’ufficio stampa della casa editrice, lascia il giornalismo e scrive una nuova pagina della sua vita e della Storia di Chiaravalle: entra nella comunità delle suore di Ancilla, fondatrici della Comuntà Nocetum, eredità della valle dei monaci.

“La preghiera diventa carità, la carità si fa a sua volta preghiera. Ancilla con il suo gruppo di preghiera formato da una ventina di persone –prosegue Gloria- decide di affittare quei luoghi. Di vivere lì. La nascente Comunità si accolla l’onere di ristrutturare le cascine e la chiesa”.
Si aprano le porte di un calvario denso di ostacoli, difficoltà, impedimenti burocratici che però non scoraggeranno la comunità di suor Ancilla.
Si chiama Nocetum perché questa terra ha generato alberi di noce che hanno accompagnato la vita dei monaci. I noci sono alberi spettacolari. Le foglie e i rami, forti e vigorosi, sembrano custodire la memoria dei monaci, l’eco di una storia ritrovata: “Ora et labora sono le parole che scandiscono la nostra giornata. Cerchiamo di farlo in armonia con la natura, ispirati dalla Laudato Si! di Papa Francesco.“

Oggi la Comunità Nocetum
Il decadimento ha lasciato il posto a un complesso ristrutturato. La rinascita dei luoghi ha coinciso con la rinascita di tanti. Si avvera il sogno di Michele, marito di Giusy partecipi al gruppo di preghiera. leggiamo sul sito di Nocetum che la comunità è una realtà cristiana che “accoglie al suo interno una Comunità Educativa per donne in situazione di disagio e fragilità sociale e i loro bambini.

Oltre alla casa di accoglienza, Nocetum organizza percorsi didattico-educativi per scuole e gruppi, attività di volontariato ed iniziative per favorire l’integrazione e la coesione sociale del territorio.

C’è anche La Cucina di Nocetum, un servizio di ristorazione con una particolare attenzione alla provenienza dei prodotti ed alla loro genuinità, pensato per favorire l’inserimento lavorativo di donne svantaggiate e non solo.” Nocetum è inoltre promotore di progetti ed attività volte alla valorizzazione del territorio.

Infini, se lo lo desiderate, c’è la possibilità di comprare e di regalare i prodotti della loro terra. Non solo sono buoni, ma hanno il sapore della solidarietà e di una Economia che serve l’uomo e la donna senza bisogno di sfruttare nulla e nessuno.


