Paolo Pilotto è il nuovo Sindaco di Monza

di Luigi Losa

Alle 00,23 il sito Prima Monza annuncia “Clamoroso a Monza, il sindaco è Pilotto”. Ci vorrà ancora un’oretta per la conferma ufficiale dal sito del Comune di Monza quando il tabellone dei 110 seggi si è colorato tutto di verde decretando la vittoria di Paolo Pilotto candidato del centrosinistra con 18307 voti pari al 51,21% dei votanti e la conseguente sconfitta di Dario Allevi, sindaco uscente e candidato del centrodestra con 17445 voti pari al 48,79%, con una differenza di 862 consensi.

Un risultato a sorpresa per la stessa coalizione di centrosinistra, un vero choc di sicuro per il centrodestra, una conferma di quella che è diventata la ‘maledizione del secondo mandato’: dal 1997 anno della prima elezione diretta del sindaco nessun primo cittadino è riuscito a governare Monza per più di cinque anni.

E’ stato così per Roberto Colombo, quindi per Michele Faglia, per Marco Mariani, per Roberto Scanagatti e infine per Dario Allevi. Ed è una storia questa degli ultimi 25 anni della politica e dell’amministrazione comunale tutta da raccontare.

Paolo Pilotto, 62 anni, vicepreside del liceo Zucchi, sposato e padre di due figli, ha alle spalle una lunga militanza politica iniziata nel 1992 come consigliere comunale nelle fila della Democrazia Cristiana e proseguita praticamente senza interruzioni sino alla candidatura, per la prima volta, a primo cittadino a seguito delle primarie del centrosinistra del 13 marzo quando ha prevalso su Marco Lamperti, che sarà il suo vice in giunta, per soli 14 voti (938 contro 924).

Il suo successo è stato determinato dalla compattezza del suo elettorato rispetto a quella del suo competitor il quale partiva, dopo il primo turno del 12 giugno, da un 47,12% di consensi (20.891 voti) contro il suo 40,08% (17.767 voti).

Nel giro di quindici giorni Pilotto ha recuperato più di sette punti percentuali incrementando di 540 voti i suoi consensi, di certo anche per effetto dell’apparentamento con la lista Movimento per Moccia dell’ex giudice Ambrogio Moccia che portava in dote 883 voti (l’1.99% al primo turno).

Per contro Allevi nelle due settimane tra primo turno e ballottaggio, malgrado l’apparentamento con la lista ‘Civicamente con Piffer sindaco’ di Paolo Piffer che disponeva di un consistente pacchetto di 2.562 voti (il 5,78% al primo turno), ha visto crollare il consenso a suo favore di 3.446 voti, oltre il 16%.

L’Arengario di Monza, foto di Giovanna Monguzzi

Un risultato che non si spiega solo con l’ulteriore crollo di votanti passati dai 45.664 (45,25%) del 12 giugno ai 36.107 (36,82%) del ballottaggio del 26 con un calo di 9.557 elettori (l’8,43%) più di un decimo degli iscritti.

La disaffezione o addirittura la fuga o ancor peggio il rifiuto delle urne elettorali è sicuramente stato determinante per l’esito finale soprattutto, forse, a danno di Allevi già al primo turno dove il centrodestra confidava di ottenere la vittoria (e quindi il secondo mandato, sfatando la cabala, per il sindaco uscente) senza essere costretto ai cosiddetti ‘supplementari’ che, a differenza di quanto accaduto a Pisa per il Monza calcio promosso in serie A, sono sempre stati forieri di insidie.

Ne sanno qualcosa Roberto Scanagatti, sindaco per il centrosinistra dal 2012 al 2017, che venne sconfitto proprio da Allevi per 134 voti (51,3% contro 48,7% l’esito praticamente simile) al ballottaggio del 25 giugno di cinque anni fa dopo che al primo turno si era ritrovato in vantaggio anche se solo di 35 voti (39,91% contro 39,84%).

Così come Roberto Radice, già ministro, schierato dal centrodestra al posto dell’uscente Roberto Colombo, che nel 2002, giusto vent’anni fa, dopo aver ottenuto il 46,91% al primo turno contro lo sfidante Michele Faglia del centrosinistra con il 34,82% subì al ballottaggio del 6 giugno una vera e propria ‘remuntada’ in stile spagnolo (Barcellona o Real Madrid a scelta) con la vittoria ancor più sorprendente dello stesso Faglia con il 53,35% (guadagnando oltre 7mila voti) contro il 46,65% di Radice (che ne perse quasi cinquemila).

Ma proprio la sempre più scarsa affluenza al voto, all’incirca un monzese su tre, evidenzia un dato ancor più preoccupante che il neosindaco Pilotto ha peraltro subito colto e fatto proprio nelle primissime dichiarazioni.

Il Duomo di Monza, foto di Stefania Sangalli

I 18mila e rotti voti da lui ottenuti rappresentano infatti poco più del 18% dei monzesi che avevano diritto al voto (oltre 98mila) ovvero due su dieci e sarà suo compito, dovere e soprattutto responsabilità essere sempre e comunque anche il legittimo rappresentante degli altri otto.

L’altro ballottaggio in programma nella giornata di domenica 26 giugno a Cesano M. ha visto prevalere Gianpiero Bocca candidato del centrosinistra con il 53,94% dei voti contro lo sfidante Luca Bosio capofila di un centrodestra comunque diviso (Forza Italia aveva presentato Michele Santoro) che ha ottenuto il 46,06%.

Bocca, che succede a Maurilio Longhin sindaco di centrosinistra negli ultimi cinque anni che aveva deciso di non ricandidarsi, aveva peraltro sfiorato il successo pieno già al primo turno con il 49,91%. Anche a Cesano M. vi è stato un ulteriore crollo dei votanti scesi dal 44,88% al 34,09%.

Il successo del centrosinistra a Monza e la riconferma a Cesano M. di fatto riequilibrano (anche per il peso della città capoluogo) il peso dei due schieramenti sul territorio provinciale pur non escludendo qualche contraccolpo in seno alla stessa Provincia.

Altro discorso invece sarà quello dei rapporti interni al centrodestra a Monza dove spicca il clamoroso ridimensionamento della Lega in termini di seggi in consiglio comunale dove sarà presente solo con Simone Villa. Altro discorso sarà quello dello schieramento di centrosinistra che ha ottenuto la vittoria, la sua natura, la sua origine, e la sua tipologia ovvero l’ormai famoso ‘campo largo’. Anche in prospettiva delle elezioni regionali e politiche del 2023.