Pessimismo e dintorni

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di Marco Riboldi

Il nostro direttore ogni tanto mi “rimprovera”.

Mi ricorda che il nostro è un giornale delle buone notizie, della “provocazione del bene” che non fa rumore, ma il bene c’è: io invece sono spesso troppo critico e pungente, quindi un po’ “fuori linea”.

Ci ho pensato sopra: il problema è che spesso mi scoraggio.

Voglio dire: anche io vedo quante belle cose ci sono. Mi basta pensare al mondo straordinario del volontariato per dire che al mondo c’è una quantità di bene e di brava gente che neppur ci immaginiamo.

E se penso che i miei genitori si sono fatti uno dopo l’altro fascismo – guerra- anni della ricostruzione – non posso fare a meno di dire che la storia ha camminato.

Perché ogni tanto mi parte l’ipercriticismo?

Va bene, sono il più anziano della redazione, quindi una quota di vecchiaia brontolona mi spetta, ma non è solo questo.

È che ho dedicato tutta la mia vita lavorativa all’ istruzione all’educazione, ai giovani .

Vedere che oggi trionfano il cattivo gusto, l’ignoranza, la supponenza di chi non sa, però predica e pretende di salire in cattedra senza fare la fatica di prepararsi, studiare, comprendere… tutto questo mi fa male e mi fa pensare di aver sprecato tempo ed energie inutilmente.

Lo so che il mio lavoro ha avuto comunque senso, perché tanti miei studenti sono brave persone e affidabili nelle loro professioni e io posso pensare di aver dato un piccolo contributo alla loro vita.

Lo so che poi si trovano esempi di giovani capaci di non farsi trascinare dalla moda “culturale” del momento (oggi tutto è “cultura”, anche il modo di cucinare la pasta) e in grado di cantare fuori dal coro.

Ma la mala pianta della ignoranza arrogante ha avuto sviluppi incredibili e questo mi dispiace.

Ma la voglia non mi è passata: in politica, nella scuola, su questo giornale, dovunque sento sempre il desiderio, moderno don Chisciotte, di montare su Ronzinante e continuare, insieme a tanti altri, la nostra battaglia contro i mulini a vento.

Ecco: questa di tanti don Chisciotte dell’ istruzione e dell’ educazione è la “provocazione del bene” che mi sento di comunicare.