Renzi e #lavoltabuona per il Terzo Settore?

renzi_07-tf-lapresse-258di Camilla Mantegazza

“Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. E’ l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit,

delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo”. E’ questo l’esordio del documento governativo “Linee guida per una riforma del Terzo settore” twittato ieri da Matteo Renzi.

Non solo: il premier ha aperto, da oggi al 13 giugno, una consultazione tra i cittadini circa le linee guide da lui definite. “Su tutte queste proposte – si legge ancora nel documento – ci piacerebbe conoscere le opinioni di chi con altruismo opera tutti giorni nel Terzo settore, così come di tutti gli stakeholder e i cittadini sostenitori o utenti finali degli enti del no-profit” .

Dopodiché, nelle due settimane successive, il Governo predisporrà il disegno di legge delega che dovrà essere approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 giugno 2014. Una riforma annunciata un mese fa a Lucca. Una volontà di riformare qualcosa che c’è, ma che spesso non va.

Tre sono gli obiettivi dichiarati dal Premier ed esposti nel documento: costruire un nuovo “welfare partecipativo”, rimuovendo “le sperequazioni” e ricomponendo “il rapporto tra Stato e cittadini, tra pubblico e privato, secondo principi di equità, efficienza e solidarietà sociale”, valorizzare il potenziale di crescita e occupazione dell’economia sociale, “tesoro inestimabile ancora non del tutto esplorato”, ed infine premiare con incentivi e strumenti di sostegno i comportamenti “donativi o comunque prosociali” di cittadini e imprese “finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale”. Obiettivi concretizzabili, intuibili scorrendo il documento.

Ricostruire le fondamenta giuridiche del Terzo settore e ridefinire i confini, superando le dicotomie pubblico/privato, Stato/mercato per giungere ad un “assetto tripolare”, in cui il volontario, l’associazionismo di promozione sociale e l’impresa sociale fungano da cardini di tale ordine civile da costituirsi. Dimostrare che capitalismo e solidarietà possono iniziare ad abbracciarsi in modo nuovo, “attraverso l’affermazione di uno spazio imprenditoriale non residuale” per quelle organizzazioni che producono e scambiano beni e servizi.

E ancora, dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato a questo settore che spesso si trova ingabbiato in sfavorevoli dinamiche economiche non facilmente eludibili. Infine, assicurare una leva di giovani per “la difesa della Patria”, accanto al classico servizio militare per sviluppare in questi una coscienza pubblica e civile, presente ma ad oggi non valorizzata, aperta a 100.000 giovani all’anno, stranieri compresi. E questo, il punto più apprezzato, almeno dalla stampa, che sembra dedicare l’attenzione maggiore proprio a questo nodo. Repubblica.it lo ritiene la “novità di maggior interesse” così come Corriere.it che lo definisce “passaggio cruciale della riforma”.

Lo scopo: “far decollare l’impresa sociale”.

Sarà #lavoltabuona?

http://www.matteorenzi.it/wp-content/uploads/2014/05/LINEE-GUIDA-RIFORMA-TERZO-SETTORE_bozza-12-maggio-2014.pdf

 

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