Saul Bellow e la sua ricerca esistenziale

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di Daniela Zanuso

Saul Bellow nasce in Canada nel 1915 da una famiglia  ebraico-lituana emigrata da San Pietroburgo. Ancora bambino, raggiunge clandestinamente, insieme alla madre e ai fratelli, il padre che si era trasferito a Chicago. Cresce in un ambiente eterogeneo e multietnico, come erano a quei tempi molte città americane, dove si riversavano immigrati provenienti da diverse nazioni europee. 

Dopo gli studi superiori si iscrive alla Facoltà di Antropologia. Dirà lui stesso: “Essendo cresciuto in mezzo a polacchi, ucraini, ebrei, italiani, messicani, irlandesi era naturale che finissi per interessarmi di antropologia”. Purtroppo è costretto presto all’abbandono per mancanza di risorse finanziarie. Racimolato il denaro necessario a riprendere gli studi si iscrive di nuovo all’Università e riesce a laurearsi a pieni voti. Inizia alcune collaborazione  con riviste universitarie  e lavora anche all’Enciclopedia Britannica. Nel frattempo comincia a scrivere, a farsi conoscere nei circoli letterari e ad insegnare all’Università del Minnesota e successivamente a Princeton.

Nel 1959 pubblica “Il re della pioggia”, un romanzo in cui il protagonista è un perfetto esempio di antieroe, incapace di essere all’altezza del suo modello mentale di uomo saggio, coraggioso, in grado di decidere sempre per il meglio.  Sarà obbligato a misurarsi con  la propria piccolezza di uomo, ma ne uscirà capace di distaccarsi dagli schemi e trovare una nuova visione della vita.

Herzog”, il romanzo considerato il suo capolavoro, è il faticoso cammino di un professore universitario costretto ad una profonda riflessione su se stesso, a seguito di un divorzio inaspettato che manda in frantumi tutte le certezze sulle quali aveva costruito la sua esistenza. Il protagonista è un “naufrago” in cui è difficile non riconoscere qualcosa di noi e del nostro tempo. La struttura epistolare, lettere scritte dal protagonista a personaggi di ogni genere e mai spedite, è un espediente per meditare su se stesso e sul malessere della condizione dell’uomo moderno. L’intento sarà  quello di raggiungere una sorta di stabilità, una “guarigione” della mente, che gli consentirà di guardare al mondo e a se stesso con maggior indulgenza e comprensione.

Al suo attivo una quindicina di libri tra romanzi (Il dono di Humboldt,  Le avventure di Augie March, L’uomo in bilico), commedie e raccolte di saggi e racconti. Innumerevoli premi internazionali tra cui un Premio Pulitzer e lauree ad honorem.

Nel 1976 il Premio Nobel per la Letteratura con la motivazione : “Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro”.

I suoi romanzi sono surreali, ironici, ricchi di metafore, citazioni, suggestioni. Non si tratta mai di storie di accadimenti, ma piuttosto di storie interiori, viaggi nella coscienza umana. I suoi personaggi   passano tutti attraverso profonde inquietudini esistenziali e sono costantemente alla ricerca di risposte ai quesiti sui perché della vita  e sul significato della propria esistenza.

Muore a Brookline in Massachusetts, il 5 aprile del 2005. Di lui Philip Roth disse: “La spina dorsale della letteratura americana del XX secolo era composta da due romanzieri William Faulkner e Saul Bellow. Messi insieme loro sono i Melville, gli Hawthorne e i Twain degli ultimi cento anni“. 

 

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