In scena i Promessi Sposi. Gli attori sono i detenuti del Carcere di Monza

IMG_0832di Camilla Mantegazza

La campanella suona, il professore è pronto ad interrogare. Una classe di scanzonati attribuisce il Manzoni alla Divina Commedia, attendendo con ansia l’intervallo per sfuggire a quelle mura che li costringono alla noia di una letteratura che poco li interessa. Sin da subito si consumano fragorose risate tra il pubblico del Teatro Binario 7, divertito da alcuni scambi di battute che spesso ironizzano e richiamano amaramente alle case temporanee degli attori, costruite in pochi metri quadrati tra le mura  del carcere di Monza, “dove” interviene Facchetti, registra dello spettacolo, “tre giorni di pioggia obbligano detenuti e Polizia Penitenziaria a vivere e a lavorare in condizioni precarie, tra muri bagnati e soffitti gocciolanti”.

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Una pièce teatrale messa in scena da una rosa di attori tutta al maschile, scelta e selezionata all’interno della Casa Circondariale San Quirico di Monza. E il Teatro Binario 7 di Monza si popola di attori a lui solitamente estranei, donando spazio ad una rilettura, ironica e moderna, del grande capolavoro manzoniano ambientato su “quel ramo del lago di Como che volge a Mezzogiorno”.

Un’iniziativa promossa dall’Associazione Carcere Aperto che, da 20 anni, lavorando sul territorio, si pone come paradosso realizzabile ed obiettivo raggiungibile quello di “portare fuori il carcere” rincorrendo e raggiungendo risultati di rilievo, di cui lo spettacolo ne è solo un piccolo esempio.

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“Un’Associazione che rende fiera un’Amministrazione fermamente convinta del valore del tutto positivo del volontariato che tradizionalmente” secondo le parole del vicesindaco Cherubina Bertola “si pone l’obiettivo di creare partecipazione tra pluralità e produrre pensiero”. Ed è un grazie sincero, confermato da un folto pubblico distribuito in tutto il teatro tra seggiole e gradini che, per l’occasione, divengono accomodanti. Un ringraziamento a cui si unisce anche la Direttrice della Casa Circondariale Maria Pitaniello, “fiera del lavoro svolto e orgogliosa di tutte quelle persone che, con ruoli e tempi differenti, hanno permesso che tutto ciò fosse possibile.”

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Ma la campanella nel frattempo non suona, e il classico professore da camicia e pullover azzurro decide di creare uno spettacolo nello spettacolo. In scena il romanzo che gli alunni, per un estate intera, non hanno voluto studiare. Prima Don Abbondio, spaventato da vili impedimenti dirimenti. Segue Renzo, Travaglino, Tramezzino, Tramaglino, che proprio non sa cosa farsene del latinorum del suo parroco e l’Azzeccagarbugli, avvocato ligio alla giustizia confezionata ad hoc da Don Rodrigo che ammicca, anche poco implicitamente, ad un presente poco differente da quello messo in scena.

Poi uno dopo l’altro i personaggi sfilano sul palco, nel desiderio pressoché comune di una Lucia Libera.

Uno spettacolo che vuole metaforizzare la vita dei detenuti? Forse sì. Uno spettacolo ben riuscito: questo sicuramente.

Camilla Mantegazza

Foto di Dario Cogliati

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