Silence please, il mimo e clown al Binario 7

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mimo e clown

di Mattia Gelosa

Oggigiorno la parola ci investe di continuo, ci inonda, ci stordisce, ci domina. Ecco perchè sarebbe interessante, per una sera, tornare a vedere una forma di teatro antichissima ed ancora efficace come quella dei mimi e dei clown.

Al Binario 7 di Monza, venerdì 17 giugno ore 21.00, va in scena Silence please, spettacolo allestito da una quindicina di ragazzi che hanno seguito il corso appunto di mimo e clown all’interno della stessa scuola del teatro. Piccoli quadri in cui, in coppia o in trio, vedremo sul palcoscenico gag completamente mute che fanno riscoprire la potenza espressiva del para verbale: quello dell’attore muto è lavoro dove serve costante allenamento, ma anche molta fantasia e una grande capacità di improvvisazione.

Si potrebbe pensare che oggi vi sia poco spazio per questi artisti e che tale forma di intrattenimento sia ormai anacronistica, ma il docente del corso, Alessandro Larocca, assicura che non è così. Dopo anni di insegnamento e di lavoro come direttore artistico a “Quelli di Grock”, Larocca dal 2010 riempie i teatri dell’hinterland milanese con la sua compagnia, IFRATELLICAPRONI (in foto), portando in scena spettacoli per grandi e per piccini che terminano sempre fra grandi applausi e tante risate.

Purtroppo, spesso artisti improvvisati hanno finito, come accade per il circo, per screditare questa categoria e far pensare che uno spettacolo di mimo sia solo fare gag classiche come togliere sedie sotto chi si sta sedendo: la qualità esiste ancora e, venerdì sera, sicuramente ne avremo una dimostrazione valida.

L’entusiasmo non manca e nel lavoro al Binario 7 i ragazzi si sono sempre divertiti e hanno saputo crescere: fare teatro muto vuol dire imparare anche a leggere in modo diverso un testo o una scaletta, ad avere una visione diversa della drammaturgia e poi anche della realtà. Controllare i nostri gesti è, inoltre, importante anche a livello sociale: chi riesce a farlo ha sicuramente una marcia in più in tutti quei lavori che riguardano le pubbliche relazioni. Non è un caso, infatti, che in passato ogni nobile studiasse teatro, danza e gestualità corporee così da sapersi esprimere sempre con eleganza nelle frequenti feste a cui era invitato.

Oggi non c’è più un’appartenenza sociale da difendere, ma rimane inalterata la capacità del teatro gestuale di far superare i blocchi emotivi e, perchè no, anche fisico-motori a chi vi si approccia.

Per un venerdì sera diverso dal solito e per riscoprire insieme ai vostri figli questo particolare filone teatrale, Silence please ci sembra davvero la soluzione ideale.

 

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