Storie di Santi: San Bartolomeo

Il suo nome, Bartolomeo, significa “figlio del valoroso”. Secondo la maggior parte degli studiosi, però, sarebbe in realtà Natanaele (in ebraico “dono di Dio”): così viene indicato nel Vangelo di Giovanni.

Secondo la tradizione l’apostolato  San Bartolomeo dopo la Pentecoste fu attivissimo, perché la tradizione posteriore gli attribuisce lunghi viaggi missionari, pur non potendo stabilire nulla di preciso. Usciti dal cenacolo, gli apostoli si diedero ad evangelizzare le terre che furono teatro della missione di Gesù e dei suoi prodigi. Si presentava davanti a questo sparuto manipolo di arditi e decisi missionari il mondo intero. A Bartolomeo toccò la Licaonia, che è parte della Cappadocia, in seguito passò nell’ India superiore ed in varie regioni del Medio Oriente. Entrò poi nell’Armenia ove fu coronato dal martirio di Albanopoli. Qui per provare le verità annunciate, liberò numerosi ossessi, guarì malati, diede la vista ai ciechi e non accettò i numerosi doni di cui gli si voleva fare omaggio e volle solamente la distruzione degli idoli e l’accettazione delle verità di  fede da lui predicate.

Intorno alla sua morte vi sono opinioni diverse tra gli antichi scrittori che narrano le sue gesta ed il susseguente martirio. Ippolito scrisse che fu crocifisso col capo all’ingiù e sotto furono bruciati cumuli di erbe verdi e fetide per soffocarlo con il fumo. Sant’Agostino, S. Isidoro di Siviglia ed il Martirologio di Beda affermano che San Bartolomeo fu scorticato vivo. Il dramma dell’ultima fase della predicazione del grande apostolo si chiuse con il terrificante martirio che ci viene narrato da Abdia Babilonico. In un tempio di Albanopoli dedicato ad Astarot vi erano molti infermi desiderosi di riacquistare la salute perdita e molti illusi attendevano gli oracoli del demonio. Un giorno San Bartolomeo volle entrare nel tempio ed affrontare Satana che godeva dell’incontrastato dominio. Non appena vi entrò Astarot ammutolì e non continuò le sue opere di guarigione per alcuni giorni. I sacerdoti del tempio, preoccupati, si rivolsero ad un altro demonio chiamato Berith che interrogato sull’interruzione di Astarot rispose che San Bartolomeo, apostolo del vero Dio, era entrato nel tempio e teneva incatenato il demonio con fasce di fuoco.

Nel frattempo la fama di San Bartolomeo era cresciuta e molte persone gli portavano infermi, malati e posseduti dal demonio per farli curare. A San Bartolomeo si rivolse anche l’amministratore della provincia dell’Armenia e fratello del re, per far guarire la figlia precedentemente portata ad Astarot. Dopo l’ennesima importante guarigione, i sacerdoti di Astarot si rivoltarono istigandoil re Astiage che, vista la rovina verso cui era andato il tempio, ordinò cheSan Bartolomeo fosse prima flagellato e poi appeso in croce a testa all’ingiù con del fuoco che lo soffocasse. Poiché il Santo resistette a queste atrocità il re comandò che fosse scorticato vivo dalla testa ai piedi. Le sole due membra che restarono illese, gli occhi e la lingua servirono all’apostolo per  gli ultimi bagliori della sua missione apostolica prima di essere decapitato.

Dopo la sua morte nella città di Albanopoli, ove fu scuoiato vivo, le sue spoglie vennero portate in Mesopotamia dall’imperatore Anastasio I, ma durante il periodo anticristiano fu gettato in mare con tutto il sarcofago dagli infedeli preoccupati per l’enorme afflusso di fedeli attorno alla sua tomba. Il sarcofago non affondò ma fu trasportato dalla corrente fino all’isola di Lipari. Lì andò il Vescovo Agatone che ne diede sepoltura e fece erigere sulle spoglie una chiesa. San Bartolomeo è oggi titolare della cattedrale di Lipari e patrono principale delle isole Eolie. Con l’invasione musulmana della Sicilia le cattedrali cristiane furono saccheggiate e le ossa dell’Apostolo furono sparse sull’isola ove esse erano sepolte. Raccolte da un eremita a cui san Bartolomeo apparve in sonno furono caricate su un bastimento diretto a Salerno e da lì portate a Benevento da Sicardo, principe longobardo nell’838. Nella sede beneventana, il sacro deposito fu sempre conservato con devota e gelosa vigilanza anche in situazioni di grande pericolo, come quando l’imperatore Ottone III nell’anno 1000 ne pretese la consegna.  In quell’occasione, al posto del santo, gli fu consegnato il corpo di san Paolino, vescovo di Nola. Accortosi dell’imbroglio l’imperatore cinse la città d’assedio, ma non riuscendo ad espugnarla fece ritorno a Roma,  dove peraltro fece edificare una basilica dedicata a San Bartolomeo sull’Isola Tiberina

Jusepe de Ribera, Scorticamento di san Bartolomeo, 1634

San Bartolomeo a motivo del suo cruento martirio, scuoiato vivo, è considerato patrono dei dermatologi e pregato contro le malattie della pelle e le eruzioni cutanee, le infiammazioni e la psoriasi. Nella iconografia lo si vede spesso raffigurato mentre viene scuoiato o con un coltello in mano. La più nota scultura di san Bartolomeo è un’opera di Marco d’Agrate, un allievo di Leonardo, esposta all’interno del Duomo di Milano, in cui è appunto rappresentato scorticato con la Bibbia in mano; l’opera è caratterizzata dalla minuta precisione anatomica con cui viene reso il corpo umano privo della pelle, che è scolpita drappeggiata attorno al corpo, con la pelle della testa penzolante sulla schiena del martire. Michelangelo, nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, lo rappresenta con la propria pelle in mano; sulla maschera di volto che appare su questa pelle, si dice che l’artista abbia voluto porvi il proprio autoritratto.