Tragedie nel Mediterraneo: siamo tutti responsabili

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di Fabrizio Annaro

Ancora 130 persone annegate nel Mediterraneo. Ancora dolore in quel mare che accarezza le bellissime spiagge  ai confini del sud d’Europa.

Papa Francesco durante l’Angelus di domenica non è stato tenero: ha dichiarato d’esser addolorato e ha pronunciato la parola Vergogna.  Vergogna per l’indifferenza, Vergogna per i ritardi nell’aver recepito gli allarmi, Vergogna per i ritardi nei soccorsi.  

La nostra coscienza è imprigionata nell’impotenza. Spesso l’indifferenza la fa da padrona, anzi regna sovrana. Ma noi, siamo tutti responsabili! 

Ma qual è il motivo di tanta indifferenza, di tanta insensibilità? Da che cosa dobbiamo difenderci? Perché i governi e con essi l’UE sono giunti alla decisione di pagare governi come quello presieduto da Erdogan o vere e proprie bande armate  che organizzano lager per fermare il legittimo desiderio di riscatto di tanti migranti richiedenti asilo perchè provenienti da paesi minacciati da guerre, carestie, persecuzioni religiose o  politiche?

La cultura dell’odio, la paura, l’ansia del diverso, il timore di dover vivere a fianco di persone con abitudini, religioni, stili di vita differenti dai nostri sono fra i gradienti di una miscela ben architettata per convincere i governi a fare quello che hanno fatto finora.

O meglio, quello che non fanno, cioè rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che recita:Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato, di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese” (art.13); ha diritto “di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni”; ha infine diritto “ad una cittadinanza” e a “mutare cittadinanza (art.15).

Anche la nostra Costituzione all’art. 10 prevede che: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” E a questo andrebbe anche aggiunto il Diritto Internazionale del Mare che prevede l’obbligo di salvataggio per le persone in pericolo.

In poche parole soccorrere i naufraghi nel nostro mare è un dovere, opporsi è un delitto.

Le ONG che per anni si sono spese per soccorrere e salvare vite umane  sono state deliberatamente criminalizzate.

Per molti politici italiani ed europei, però, favorire gli ingressi significa perdere le elezioni. Giornali, Tv, social network, ingigantiscono e soffiano sui timori dell’opinione pubblica. Il Mediterraneo si è trasformato in un enorme “fossato”, simile a quello che circondava i castelli medioevali. A sud il Mediterraneo, ad est la rotta dei Balcani con Turchia e Croazia a fare le sentinelle; tutto contribuisce al servizio a guardia del benessere occidentale.

Durante l’olocausto molti ebrei e molti credenti hanno parlato del “silenzio di Dio”. Oggi, il silenzio di cui dobbiamo parlare è quello dell’indifferenza dell’opinione pubblica occidentale, dei politici, dei governanti. Come non condividere il grido, che oserei definire profetico, di Papa Francesco, di Pietro Bartolo e di molti altri che non perdono occasione per chiedere di abbattere i muri e costruire ponti per accogliere queste persone che spesso rappresentano il futuro per un’Europa prospera e migliore?

La Storia ne è testimone: tanti Paesi hanno costruito la loro fortuna nell’incontro e nell’integrazione con altri popoli.

Sta proprio nell’accoglienza, paradossalmente,  il segreto per una rinascita europea: contrastare il buio demografico, ripopolare luoghi e aree in declino, favorire l’incontro di culture diverse, promuovere la giustizia e la ridistribuzione della ricchezza. Utopia? Forse. Gli Usa, il Canada, l’Australia, la Germania hanno costruito la loro fortuna grazie anche all’integrazione di  diverse etnie e differenti culture.

Certo, molto ci sarebbe da dire sul grado di integrazione e di giustizia sociale. Noi europei possiamo emulare gli americani e fare molto meglio di loro contrastando razzismo e campagne d’odio, promuovendo investimenti in cultura, conoscenza, integrazione, giustizia, coesione sociale.

La terribile notizia del naufragio e la morte di 130 persone, sia lo sprone, il motivo per una svolta. Scriviamo una nuova pagina di Storia. Mettiamo la parola fine alle tragedie del Mediterraneo e forse eviteremo di passare alla Storia come una generazione di persone senza né cuore, né anima.