Un sindaco musulmano a Londra

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Sadiq_Khandi Francesca Radaelli

“Non avrei mai immaginato di poter diventare sindaco di Londra”. Sadiq Khan,  45 anni, parlamentare del Partito Laburista, ha ottenuto il 57% dei voti alle elezioni municipali della capitale del Regno Unito, diventando il primo  sindaco musulmano di una capitale europea.

Alla vigilia del referendum sulla ‘Brexit’, che il prossimo 23 giugno chiamerà i cittadini  della Corona inglese a esprimersi sull’uscita o la permanenza nell’Unione europea, il figlio di due immigrati pachistani ha sconfitto il conservatore (ed euroscettico) Zac Goldsmith, discendente di una ricca famiglia di religione ebraica.

La storia personale di Sadiq Khan è quella di un vero e proprio ‘self made man’. Nato a Tooting, nel sud di Londra, da un padre autista di autobus e una madre sarta, cresciuto con sette fratelli in una casa popolare con tre stanze, dopo la conquista della laurea in giurisprudenza si è specializzato in cause di difesa dei diritti umani e contro le discriminazioni. Per aver difeso un cliente poi condannato negli Stati Uniti è stato duramente attaccato in campagna elettorale tanto dal suo avversario Goldsmith quanto dal premier inglese Cameron in persona, che lo hanno accusato di aver favorito il terrorismo. Accusa terribile, che però non ha fatto presa sui londinesi, i quali hanno scelto di affidare l’amministrazione di una delle città più multiculturali del Vecchio Continente a un musulmano praticante, ma anche moderno al punto da esprimersi (e votare in Parlamento) in favore dei matrimoni tra omosessuali.

L’avvenimento ha una portata storica. Qualcuno già parla dell’avverarsi della ‘profezia di Houellebecq’ (lo scrittore francese che nel romanzo ‘Sottomissione’ ha immaginato l’avvento di un musulmano all’Eliseo nel prossimo futuro e l’imposizione della legge  islamica in Francia), ma probabilmente i cittadini di Londra, che sono 9 milioni di cui circa il 40% di origini non britanniche, hanno votato soprattutto il programma proposto da Sadiq Khan: diminuzione dei costi dei trasporti pubblici, misure contro l’inquinamento in città e i rifiuti, incentivi per le imprese e attenzione per il business in un contesto che vede il mondo dell’imprenditoria londinese preoccupato per le conseguenze di una eventuale uscita dall’Ue. E soprattutto un piano di edilizia sociale e case a costi calmierati, in una città in cui i prezzi delle abitazioni sono ormai alle stelle.

Un programma tutt’altro che ideologico, piuttosto molto attento alle esigenze concrete di una grande metropoli, in cui le differenze di religione e gli attriti culturali, certamente presenti, non costituiscono il solo problema. “Sono qui oggi grazie alle opportunità che questa città ha dato alla mia famiglia”, ha detto alla cerimonia di insediamento, avvenuta nella cattedrale cristiana di Southwark.

Alla domanda, che gli era stata posta in campagna elettorale, su chi fosse davvero  Sadiq Khan, aveva risposto così: “Sono un londinese, un europeo, un britannico, un inglese, un musulmano, di origini asiatiche e pachistane, un papà e un marito”.

Ora è anche il sindaco di Londra, la sua città.

 

Francesca Radaelli

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