di Antonia Sofia Colombo
C’è chi muore di fame e c’è chi spreca: il cibo non è uguale per tutti. Un convegno del Club per l’Unesco per parlare di diritti, doveri, identità e relazioni. Il cibo: un diritto spesso negato che deve essere salvaguardato e compreso nelle relazioni che esso instaura con noi stessi, con gli altri e con l’ambiente che ci circonda. Tanti gli spunti di riflessione emersi nel convegno “La lingua del cibo: diritti/doveri – identità/relazioni” organizzato venerdì 12 dicembre dal Club per l’Unesco di Monza, in collaborazione con Terre desHommes e Food for fine e con il patrocinio della Provincia e del Comune di Monza nella Sala Bella dell’Istituto Leone Dehon.
Introdotti dalla presidente del Club Marilena Carrese, si sono alternati diversi relatori in presenza e da remoto. Antonio Pallotta, Programme Manager-Fondazione Terres desHommes, ha ricordato l’importanza del ruolo del cibo nelle comunità («strutture portanti della società») africane.

«Il cibo è uno strumento di adattamento e continuità, rafforza legami, riduce l’abbandono scolastico e costituisce un bene comune». Pallotta ha riportato gli esempi degli orti creati dalla sua Fondazione nelle scuole elementari dello Zimbabwe («frequentate da 400 fino a 2200 bambini che fanno anche dieci chilometri a piedi ogni giorno per raggiungerle») che vengono coltivati dai piccoli alunni che, grazie alla frutta e agli ortaggi uniti ai prodotti degli allevamenti degli animali, hanno almeno un pasto al giorno garantito e sono invogliati ad andare a scuola.
Livia Pomodoro, titolare della Cattedra UNESCO “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” e presidente Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro ha ribadito che «il cibo deve essere riconosciuto come un diritto essenziale. Eppure, oggi c’è chi ancora non riesce ad accedervi. Il diritto al cibo è fondamentale per creare dignità e rispetto. Le disparità esistenti vanno a scapito della dignità umana. Si sono creati mondi contrapposti dove manca il rispetto reciproco.
Occorre lavorare per favorire l’educazione alla cultura dei diritti che sono il fondamento della civiltà». Pomodoro ha anche evidenziato le contraddizioni della nostra società quali l’obesità e lo spreco: «Dobbiamo fare in modo di trovare strumenti “civili” per colmare questo gap – ha rimarcato – 733 milioni di persone soffrono la fame e quando non si vive con dignità spesso emerge la violenza nei confronti degli altri». Maria Chiara Gelosa, responsabile del progetto Food For Fine, Fondazione Terre desHommes e Gaia Butti, psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione Nutrimente hanno illustrato il loro lavoro rivolto agli adolescenti.

Tanti erano gli studenti in sala in rappresentanza degli istituti Mosè Bianchi e Ferrari. Gli alunni di quest’ultima scuola hanno assicurato la copertura audio e video dell’evento. Le due relatrici hanno messo in risalto il ruolo del cibo che «influisce su concentrazione, umore ed energia, ma nello stesso tempo i nostri pensieri influenzano ciò che mangiamo. Il cibo ha un ruolo che va oltre la nutrizione.
È un regolatore emotivo, un simbolo sociale, un mezzo di controllo, un modo per calmarsi o sfogarsi. Per questo è importante saper distinguere la fame fisiologica dalla fame nervosa». È toccato ad Antonio Autiero dell’ Università Münster fare un focus sull’etica delle relazioni alimentari. «Mangiare è un gesto quotidiano, eppure ha conseguenze sulla nostra salute, sull’ambiente, sugli animali, sulle persone vicine e lontane. L’etica alimentare non è un elenco di doveri e di obblighi, ma un invito a diventare consumatori più consapevoli, a informarsi per capire come le nostre scelte quotidiane possano influenzare il mondo, creare relazioni e accrescere il benessere».

