Whistleblower una parola sconosciuta

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di Ilaria Beretta

È una figura talmente poco considerata e garantita in Italia che nella nostra lingua non esiste nemmeno una parola per definirla. Il «whistleblower» che letteralmente significa «soffiatore di fischietto» identifica un lavoratore di un’azienda o di un ente pubblico che decide di denunciare pubblicamente attività illecite e fraudolente della propria organizzazione.

A causa delle loro denunce alle autorità pubbliche o ai media, però, i whistleblower sono spesso vittime di ritorsioni da parte dei datori di lavoro che li sanzionano, minacciano o addirittura licenziano. Anche l’Italia non è esente da episodi di questo tipo ed è per questo che da qualche anni è attiva una campagna (#vocidigiustizia) che chiede al Parlamento una legge per tutelare la figura del whistleblower.

Per ora la richiesta è rimasta ancora inascoltata ma qualcosa si sta muovendo, almeno in campo educativo. Settimana scorsa, per esempio, al liceo statale Gullì di Reggio Calabria è partito il progetto in collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione e il Ministero dell’Istruzione per inventare la traduzione italiana della parola whistleblower.  

Dare un nome alle cose è un primo passo per conoscerle e, magari, affrontarle.

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